Dopo aver commesso un crimine, un uomo si nasconde in una foresta. Questo l’incipit del film Alvache racconta la fuga solitaria di Henrique (Henrique Bonacho) mentre scappa dalla sua vita e dal mondo. In uno stile progressivamente sempre più introspettivo e con la ruvida natura delle colline portoghesi lungo cui scorre il fiume Alva, lo spettatore viene trasportato in questo spazio di solitudine, in cui dovrà capire cosa realmente muova il protagonista.

Alva è l’opera prima nel lungometraggio del regista portoghese Ico Costa, che ha alle spalle la partecipazione con i suoi cortometraggi a prestigiosi festival come Cannes, Locarno, Roma e Cinéma du Réel. Porta ora il suo primo lungo al Rotterdam International Film Festival, in concorso nella sezione Bright Future.

photo3_big.jpg
Henrique Bonacho è il protagonista di Alva (Ico Costa, 2019 – Portogallo)

Abbiamo parlato con il direttore della fotografia Hugo Azevedo, a cui abbiamo rivolto alcune domande sulla sua partecipazione a questo progetto, ma con cui ci siamo spinti più in là, parlando del suo modo di affrontare la realizzazione del film e approfittando della sua ormai decennale esperienza per un raffronto su come cambia il suo modo di lavorare a seconda della scelta tra cortometraggio e lungometraggio.

img-20190127-wa0024
Il cast di Alva all’anteprima mondiale al Rotterdam International Film Festival

Kontainer16: Tu e il regista Ico Costa avevate già lavorato insieme, nel 2017, con il cortometraggio Nyo Vweta Nafta (vincitore del premio come Miglior Cortometraggio al festival Cinéma du Réel lo stesso anno). Come è iniziata la vostra collaborazione e quali sono stati i motivi che ti hanno spinto a seguirlo anche nella realizzazione del suo primo lungometraggio, Alva?

Hugo Azevedo: Ho conosciuto Ico poco prima di iniziare Nyo Vweta Nafta. Ci ha presentati Vasco Costa, che era il produttore del film, che ci conosceva entrambi e aveva pensato potessimo andare d’accordo. Nyo Vweta Nafta probabilmente è stato il corto che ho fatto che mi ha dato le maggiori soddisfazioni. E’ stato girato in Mozambico, affrontava la tematica dei sogni e delle ambizioni dei bambini di Inhambane, in un modo fresco e innovativo, senza essere condiscendente o moralista. Il nostro processo lavorativo è stato speciale, diverso da qualsiasi cosa avessi fatto in passato, ma che funzionava. Quindi, quando è arrivata l’opportunità di lavorare di nuovo insieme sul lungometraggio non ho avuto nessuna esitazione.

K16: Le riprese di Alva sono state fatte nelle montagne isolate della valle dell’omonimo fiume. La maggior parte del film è senza dialoghi, quindi a dominare sono le immagini, i paesaggi, i suoni della natura. Tutto filmato in 16mm. Come hai affrontato le sfide che questi elementi introspettivi devono averti dato?

H.A.: Filmare in 16mm, oltre che per ragioni estetiche, è dettata anche da motivazioni di carattere pratico. Abbiamo trascorso molto tempo in mezzo alle montagne, lontano da tutto, con una piccola troupe e per molti aspetti è più facile fare delle riprese in pellicole che non in digitale. Inoltre, a prescindere, quando leggo un soggetto capisco subito come vada filmato, e questo era ovvio dovesse essere realizzato in pellicola.

Poi, ci sono capitate alcune scelte fortunate. Il film è quasi tutto realizzato con un unico obiettivo angolare, che vuol dire che quando è necessario fare un primo piano io devo stare abbastanza vicino all’attore, ma allo stesso modo riesco a vedere di quello che gli succede attorno. La natura è sempre presente, a volte anche in modo molto violento, ma l’attore non viene mai lasciato solo. Questi due elementi narrativi vanno sempre di paripasso nel film. Non ci sono piani unici di solo paesaggio, ma esso risulta sempre presente. 

photo2_big.jpg
Una scena del film Alva (Ico Costa, 2019), di cui Hugo Azevedo ha diretto la fotografia.

K16: Alva è stato presentato, in anteprima mondiale, al Rotterdam International Film Festival. Avete già una data di uscita per il pubblico? Valuterete una distribuzione internazionale?

H.A.: Siamo molto soddisfatti delle reazioni che il film sta avendo dopo l’anteprima mondiale a Rotterdam. Dopo ci sarà l’uscita in Portogallo e da lì partirà la partecipazione a diversi festival in giro per il mondo. Ma ancora non abbiamo chiuso tutte le tappe possibili.

K16: Tu e Ico Costa siete entrambi giovani filmaker under40. Con già diverse esperienze sul campo, alcune anche molto prestigiose. Quali pensi che siano le principali difficoltà che si trova ad affrontare un giovane cineasta?

H.A.: Una delle principali difficoltà è sempre quella di trovare i finanziamenti necessari. E’ un problema comune a tutti quelli che fanno film, ma diventa tutto più complesso per chi è agli esordi. Festival come il Rotterdam International Film Festival aiutano da questo punto di vista, perché permettono di espandere la rete di conoscenze a livello internazionale. Alva, ad esempio, è una co-produzione portoghese, francese e argentina.
Inoltre, credo che la grande sfida sia quella di riuscire a trovare una propria voce. Stiamo iniziando ed è importante trovare un modo di filmare che sia orginale, ma allo stesso tempo che possa attirare il pubblico. Questo è un processo che è necessario compiere. Adoro quando si arriva alla fine delle riprese e, dopo averle concluse, si capisce che non sarebbe potuto essere fatto in un altro modo. Non sempre va bene, ma quando succede è una sensazione meravigliosa.
K16: Cortometraggio o lungometraggio. Come cambia (se cambia) il tuo modo di lavorare e di riprendere a seconda del formato scelto?
H.A.: Sono due formati completamente diversi. Mi piacciono entrambi per ragioni differenti. Il cortometraggio ti permette di sperimentare di più. Nonostante tu debba trasmettere qualsiasi messaggio tu voglia trasmettere in poco tempo, la verità è che hai una libertà formale maggiore per poterlo fare. E’ esattamente questo il motivo per il quale serve continuare a fare corti. Se voglio sperimentare non penso mai di poter fare un lungo.

I lunghi ti obbligano a vedere le cose in modo diverso. Resta il fatto che devi tener conto del fattore tempo, devi cercare di tenere lo spettatore incollato allo schermo per più di un’ora, ma che se hai un’idea che vuoi far passare, lo potrai fare in un modo più sottile, con più calma. E il tempo ti viene in aiuto.

Tanti sono i film coraggiosi, innovativi, realizzati da giovani autori che abbiamo avuto modo di vedere al Rotterdam International Film Festival. E’ questo anche il compito di chi organizza festival cinematografici: aiutare i giovani registi a trovare la propria voce. E farla sentire a tutti.
di Joana Fresu de Azevedo