Lunedì 28 gennaio, presso una gremita Sala Zambelli della Camera di Commercio di Forlì, si è svolta la presentazione ufficiale e la premiere della docu-fiction Sua Maestà Anatomica – Morgagni oggi, film realizzato dal regista Cristiano Barbarossa, promosso da Istituto Oncologico RomagnoloAUSL Romagna, Gruppo Cultura e reraltà imprenditoriali romagnole quali Estados Caffè e Formula Servizi. L’evento rappresentava il primo di una serie di appuntamenti che lo IOR organizzerà nel corso del 2019 su tutto il territorio in occasione del quarantennale dalla nascita dell’organizzazione no-profit, istituita nel 1979 da un’intuizione del suo attuale Presidente, Dino Amadori.

L’iniziativa della docu-fiction nasce da un’idea del gruppo AUSL Romagna Cultura a seguito ddell’organizzazione di un convegno storico-scientifico svoltosi nel 2015 in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e la successiva realizzazione del volume Morgagni e Forlì (Giancarlo Cerasoli, 2018). Il progetto ha visto la partecipazione anche di una settantina di studenti del Liceo Scientifico Paulucci De Calboli e del Liceo Classico G. B. Morgagni di Forlì, tutti presenti in prima fila per la visione della docu-fiction.

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La Sala Zambelli della Camera di Commercio di Forlì ha ospitato la premiere della docu-fiction, promossa dallo IOR, Sua Maestà Anatomica – Morgagni oggi 

Introducendo la proiezione, il Presidente IOR Dino Amadori ha dichiarato:

Siamo molto felici che il primo degli eventi del nostro quarantennale sia coinciso con la presentazione di un progetto che abbiamo sposato e su cui abbiamo creduto molto. Vedendo il risultato finale direi che i nostri sforzi sono stati ampiamente ripagati. L’eco mediatica dell’evento e la risposta della gente sono state sorprendenti, segno che il forlivese non dimentica la sua storia: molto probabilmente riproporremo la visione della docu-fiction nel prossimo futuro, affinchè tutti possano apprezzare il lavoro svolto. Il 2019 sarà per lo IOR un anno speciale, denso di appuntamenti ed eventi che toccheranno un po’ tutte le zone e le anime della nostra Romagna: un modo per dire grazie a tutti quelli che hanno reso questa grande storia possibile, e per ribadire il nostro impegno a fare sempre di più nei quarant’anni a venire.

Nel corso della presentazione è intervenuto anche Marcello Tonini, Direttore Generale AUSL Romagna:

Per tutte le aziende, ma in particolare per quelle delle dimensioni dell’AUSL Romagna, il tema dello sviluppo dell’identità e dell’appartenenza è importante. Il docufilm sulla vita di Morgagni rappresenta una delle piste di lavoro che stiamo percorrendo per costruire indentità aziendale e orgoglio di essere romagnoli e lavorare per la nostra azienda, senza dimenticare il valore culturale dell’opera, la riscoperta delle nostre radici storiche e del nostro patrimonio testimoniale. L’intendimento è quello di estendere questa operazione anche ad altri ambiti territoriali, riscoprendo figure importanti del patrimonio scientifico romagnolo.

Alla premiere di Sua Maestà Anatomica – Morgagni oggi abbiamo incontrato ed intervistato il regista ed autore della docu-fiction, Cristiano Barbarossa, che ha realizzato svariate puntate di Superquark e numerosi altri programmi televisivi per la Rai. Inoltre, ha vinto un Premio Giornalistico Ilaria Alpi, il Roma Fiction Fest, il Premio Flaiano e ricevuto la nomination per i Globi d’Oro.

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Cristiano Barbarossa (regista e autore) e Riccardo Mei (attore protagonista)

Kontainer16: Quella di Giovanni Battista Morgagni è una figura che ti aveva già colpito durante un precedente lavoro che avevi svolto presso l’Ospedale Morgagni di Forlì. Cosa ti ha spinto poi ad approfondire lo studio su questo importante personaggio romagnolo?

Cristiano Barbarossa: L’approfondimento è nato dalla curiosità legata alla struttura ospedaliera. Quindi sono andato a studiare la storia di questo personaggio e mi ha molto colpito questo convivere in lui di questa religiosità molto forte, ma al tempo stesso essere un rivoluzionario perchè poi, di fatto, Morgagni è uno che ha cambiato la storia della medicina. Approfondendo il suo vissuto, mi è sembrato importante raccontare come l’eredità di Morgagni sia stata raccolta qui nel suo territorio. La docu-fiction è un po’ un dentro/fuori tra la realtà medico-sanitaria di Forlì e della Romagna e la storia di Morgagni con delle vicende che poi si intrecciano. La cosa interessante è che la sua memoria, la sua eredità, è stata, a mio avviso, totalmente recepita in questa Terra che reputo sia un delle eccellenze italiane che nulla hanno a che invidiare con altre che troviamo all’estero. Secondo me, la Romagna, dal punto di vista sanitario, è una delle cose migliori che abbiamo in Italia.

K.16: Sua Maestà Anatomica – Morgagni oggi ha avuto un lungo percorso produttivo. Ci racconti le tappe e le persone coinvolte nella sua realizzazione?

C.B: Sono avvenute tante cose nel mentre, anche a livello personale. La docu-fiction deve molto al lavoro di Tiziana Rambelli (coordinatrice comunicazione AUSL Romagna Cultura, NdR), che, congiuntamente a mia madre Bianca Canulla che non c’è più, si è adoperata nel voler portare avanti questo tipo di progetto. Mia madre era in cura qui per un tumore e, anche se purtroppo non ha vinto la sua battaglia, grazie alle cure che ha ricevuto, ha vissuto comunque tre anni in più rispetto a quella che è stata la scoperta di questo male. Questo, ovviamente, ha cambiato tutte le carte durante la lavorazione, rallentando la realizzazione del progetto. Da una parte, devo dire, una volta che l’ho finito, c’era anche una difficoltà a staccarmi da questo lavoro. Sentivo molto la responsabilità di questo progetto. Io lo ritengo un piccolo miracolo, perchè comunque è stato fatto senza enormi risorse, ma con tanta passione, amore, dedizione e pazienza. Devo ringraziare tantissimo tutti quelli che hanno contribuito, sia i partner istituzionali e gli sponsor che le persone che hanno collaborato. Ringrazio tantissimo Carlo Del Giudice, senza il quale la scenografia e i consumi sarebbero stati impossibili; Alessandro Galluzzi, che ha curato la fotografia, che è stato eccezionale e con cui abbiamo passato delle giornate di lavoro lunghissime; Daniele Ingrati, che si è dedicato al suono; poi il compositore forlivese Roberto Costa. Tutto questo gruppo di persone si è davvero prodigato per realizzare un bel prodotto. Tra le altre cose, oggi purtroppo non sono potuti essere presenti Daniele Ingrati e Alessandro Galluzzi, ma stanno girando una cosa su Pantani, che è sempre un romagnolo illustre, che stiamo preparando per un programma che curo assieme a Fulvio Benelli per Discovery. 

Presente a Forlì anche Riccardo Mei, che ha vestito i settecenteschi panni di Giovanni Battista Morgagni. Doppiatore, attore e cantante, è da vent’anni la voce per eccellenza dell’approfondimento scientifico nella televisione italiana: Superquark, Alle falde del Kilimangiaro, National Geographic Channel, Voyager.

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Riccardo Mei intepreta G. B. Morgagni nella docu-fiction

Kontainer16: Come è stato calarsi nel ruolo di un personaggio così iconico per il territorio romagnolo?

Riccardo Mei: E’ stato, innanzitutto, un grande piacere, ma anche una piacevole coincidenza, perché quando Cristiano Barbarossa, il regista con cui lavoravo già da diversi anni, mi ha proposto questo ruolo, lui non sapeva in realtà che io sono un appassionato di anatomia e di disegno anatomico soprattutto. Io feci anche l’esame per entrare al Rizzoli di Bologna come disegnatore anatomico e non mi presero per un soffio. Quindi io, anche per la mia formazione tesa sempre al ragionamento scientifico, ho interpretato Morgagni come se fossi proprio io. Mi sono ritrovato profondamente in lui, in questo suo tentativo di arrivare alla verità attraverso l’anatomia patologica. Lui è stato quello che ha cambiato il corso della medicina, portando avanti gli studi dei suoi maestri e codificandoli poi in un sistema che andava proprio a sperimentare e vedere i problemi presenti in un organo e collegarli alla malattia del paziente. Questo fu un grande passo avanti nella storia della medicina ed il progetto è bello, e spero che abbia la diffusione che merita, per il lavoro che tutti abbiamo svolto e perché, oltre a rendere gloria giusta a Morgagni ed alla città che gli ha dato i natali, sarebbe giusto che se ne parlasse di più, perché molti non lo conoscono, mentre in tutto il mondo è riconosciuto come uno dei padri della medicina. 

K16: Il sottotitolo di questa docu-fiction è Morgagni oggi. Quanta modernità c’è nella figura di Morgagni?

R. M.: Secondo me il suo stimolo, il suo andare a cercare la verità sperimentale, dimostrata nei fatti, staccata dalle elucubrazioni filosofiche dovrebbe essere ancora il motore della ricerca scientifica anche oggi. Credo che di fatto lo sia. E’ stata bella la parte finale della fiction, in cui abbiamo ipotizzato che il Morgagni settecentesco, magicamente, si trovi oggi all’ospedale che porta il suo nome, modernissimo, gloria attuale italiana, e vada a vedere che cosa sia stato fatto seguendo i suoi insegnamenti scientifici dai medici delle generazioni successive. Questo a significare proprio che il suo insegnamento è arrivato fino ad oggi, portando avanti le sue tesi ed il suo pensiero.

La docu-fiction Sua Maestà Anatomica – Morgagni oggi, oltre ad essere pienamente riuscita nell’intento di rendere onore a questo illustre protagonista della storica forlivese e profondo innovatore della scienza medica, merita di essere vista sia per la splendida fotografia, con cui Alessandro Galluzzi riesce magistralmente a riportarci alle atmosfere settencentesche in cui visse il Morgagni, che per le magnifiche location scelte sul territorio romagnolo (il Palazzo dei CommissariTerra del Sole; i giardini delle Terme di Castrocaro; l’Antica farmacia di Lugo; l’Ospedale Morgagni, sito nel centro storico forlivese, visto in rapporto al Padiglione Morgagni dell’Ospedale Pierantoni di Vecchiazzano).

di Joana Fresu de Azevedo