Una commedia scritta a quattro mani da Phaim Bhuiyan e Vanessa Picciarelli.

Presentare Torpignattara a Rotterdam non sembrerebbe impresa facile. Invece l’impresa è riuscitissima a sentire il pubblico in sala che si gode il film. Bangla è l’opera prima di Phaim Bhuiyan, giovane regista italiano nato da genitori bengalesi. Dopo aver fatto lo YouTuber a 14 anni, e visto che non aveva avuto molto successo, ha deciso di buttarsi su videoclip musicali e cinema. Ottima scelta.

Il film viene presentato come una divertente commedia romantica che gioca con ironia sui pregiudizi, ma Bangla è molto di più. Phaim, con la sua ironia, ci racconta Torpigna, all’anagrafe Torpignattara, quartiere di Roma prevalentemente abitato da famiglie originarie del Bangladesh. Arriviamo così in un quartiere conteso da tre bande: gli hypster, i vecchi e gli stranieri. Gli hyspter, pseudo artisti che fanno sempre aperitivi di lavoro, ovvero non lavorano mai. I vecchi si lamentano sempre, non perché siano razzisti ma semplicemente perché è una loro abitudine. Gli stranieri, ovvero tutti gli altri.

La storia di Bangla è la storia d’amore tra Phaim, un ragazzo di origini bengalesi (Phaim Bhuiyan), e Asia, una giovane studentessa italiana (Carlotta Antonelli). Asia vive con il padre musicista-attore, mentre la madre ora convive con la nuova compagna. Phaim, invece, ha un padre che dopo anni di gavetta in Italia – prima facendo il lavoro più vecchio del mondo, ovvero il venditore di rose, fino a comprarsi un suo furgone per vendere merce – finalmente ce l’ha fatta, proprio come i rapper. La madre di Phaim, invece, è definita Corea del Nord: perché si fa come dice lei. Il protagonista dice di sé di essere un cappuccino: 50% Bangla, 50% Italia, e 100% Torpigna. Il protagonista ha anche una sorella con la quale ha un rapporto un po’ conflittuale.

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Phaim Bhuiyanregista e attore protagosnista del film Bangla

Phaim si guadagna da vivere facendo lo steward in un museo e si diverte insieme alla sua band a suonare un nuovo genere musicale propriamente definito etno-trap. Il protagonista, alla pari dei suoi amici, è musulmano praticante, con tante regole religiose da seguire: non si beve alcool, non si mangia carne di maiale e, soprattutto, non si copula prima del matrimonio. Certo, l’ultima regola inizia a stare stretta a Phaim che improvvisamente si innamora di Asia.

I due ragazzi iniziano a frequentarsi. Lei ha un carattere molto aperto e presto fa conoscere Phaim alle sue amiche e alla famiglia. Lui, invece, ha più difficoltà a far conoscere Asia in famiglia: sua madre, infatti, gli ha sempre detto che “pasta e riso non vanno insieme”. Anche il mondo attorno a Phaim spinge in un’altra direzione: un amico, spiazzando tutti, si dichiara fidanzato per volere della madre che gli ha trovato una ragazza che deve ancora arrivare in Italia dal Bangladesh e che lui deve ancora conoscere su Skype; anche la sorella di Phaim presto si deve sposare con un ragazzo anche lui di origini bengalesi, del quale però non è molto convinta, ma si sposa perché sente che è questo che tutti si aspettano da lei.

Asia, quando scopre che Phaim non ha parlato di lei in famiglia ci rimane male, i due ragazzi litigano e si lasciano in malo modo. Come potrà Phaim riconquistare Asia? Il ragazzo allora va dall’insegnate della moschea che frequenta per cercare consiglio, ma parodisticamente sarà lui a dover dare supporto all’insegnante, il quale ha appena scoperto che la ragazza italiana della quale era innamorato sta per sposarsi. Nel mondo di Phaim nulla è come sembra e i pregiudizi piano piano si sgretolano. Phaim improvvisamente capisce, che non vuole finire con lo stesso rimpianto del suo insegnante. Il futuro non gli fa paura, e anche se il presente è un casino, per lui è un casino bellissimo.

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Backstage delle riprese del film Bangla, presentato ad Alice nella città e ora in concorto al Rotterdam International Film Festival

Bangla ci ha restituito un sapore di Torpigna facendoci fare lo slalom col motorino nel traffico, facendoci correre sotto al sole, portandoci al parco dove non si capisce perché la gente corre sempre; tra moschee dove la religione si scontra con gli impulsi di giovani che non possono fare a meno di farsi domande più fisiche che metafisiche; bengalesi che non si comprano mai una cuffia ma si avvolgono la sciarpa intorno al capo perché hanno sempre freddo; tavolini del bar dove vecchi giocano a carte e artisti-hypster fanno sedicenti “aperitivi-di-lavoro”; tra murales che affrescano la notte e ispirano nuove filosofie di vita invitandoci a prenderla di petto come le pitture fanno per sole, vento e pioggia; sonorità musicali nuove, etno-trap, o semplicemente intriganti per le quali vorremmo aprire Shazam dalla poltroncina del cinema (musiche di Dario Lanzellotti). Una sceneggiatura ironica, comica pungente, mai scontata.

Una sceneggiatura che è nata da un’esigenza personale del regista di raccontare conflittualità che un giovante ragazzo musulmano si trova a dover affrontare crescendo; ma anche una sceneggiatura che indirettamente solleva con leggerezza molte questioni complesse tra religione, pregiudizi, diritto di cittadinanza, omosessualità, vita in società. Questioni che oggi sentiamo fortemente attuali.

di Clara Longhi