Fuori concorso, il documentario di Nicolò Bongiorno I leoni di Lissa ci mostra le prime immagini subacquee del relitto della corazzata Re d’Italia, naufragata dieci miglia al largo della costa nordoccidentale dell’isola di Lissa (Vis) a seguito della battaglia  che vide la Osterreichische Kriegsmarine sbaragliare la Regia Marina. La sconfitta fu totale e rapida, nonostante il preponderante dispiego di mezzi messi in campo dalla flotta italiana.  La battaglia, avvenuta nel 1866 durante la Terza guerra di Indipendenza, è passata alla storia come uno dei peggiori fallimenti della nostra marina.

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Nicolò Bongiorno presenta al Trieste Film Festival il documentario I Leoni di Lissa

Della battaglia si parla, forse non abbastanza, ma soprattutto si parla del mare di superficie e di profondità. La troupe organizza il suo viaggio nel fondo partendo da Lissa, la più esterna delle innumerevoli isole dalmate, remota all’apparenza ma resa vicina a noi per mezzo dei racconti degli uomini che ci vivono. Pescatori provetti, marinai di lungo corso e costruttori di barche di legno ammirevoli, i pochi abitanti della piccola Komiza, paese che di fronte a se’ ha solo mare, sono i veri protagonisti di questa avventura. Molti parlano ancora la lingua franca, ovvero il dialetto veneziano che era la koiné non solo dell’Adriatico, ma di tutto il Mediterraneo dai tempi in cui la Serenissima dominava traffici e commerci. Un filologo/filosofo komizano ci rivela la sua teoria a proposito della  rapida e inesorabile vittoria della flotta austriaca: la condivisione di questa stessa lingua che facilitava comandi e comunicazioni, conosciuta anche dagli ufficiali e ammiragli austriaci che si erano formati alla scuola veneziana di marineria.

Non era lo stesso per la Regia Marina, i cui equipaggi parlavano lingue madri diverse, dialetti stretti che dividevano anziché compattare. L’assunto è che un marinaio che parlava solo uno stretto dialetto napoletano non poteva relazionarsi con una altro che si esprimeva esclusivamente in genovese.  E’ una teoria curiosa ma affascinante, non so se sufficente a motivare la debacle, ma senz’altro suggestiva.  E’ anche una teoria che si allinea con la lettura dell’Adriatico che hanno fornito i grandi storici del mare, da Fernand Braudel in poi: non è un mare divisivo ma un’area  di comunicazione e di convivenza, una grande piazza liquida che unisce anziché separare. La preparazione tecnica dell’esplorazione subacquea, esauriente senza essere pedante, ci conduce alle immagini conclusive,  in cui  vediamo finalmente il relitto, ricoperto da colonie di spugne, mitili, coralli, alghe. Rionosciamo a stento qualche fila di bulloni e alcuni oggetti, ma non ne siamo delusi. Eravamo stati avvertiti per tempo. In fondo non era un tesoro quello che si ricercava, benche’ nell’isola si favoleggi ancora di consistenti depositi di monete d’oro.
La vera ricchezza, il messaggio che esce chiaro da questo documentario, sta nel considerare il mare come mezzo che favorisce la convivenza e la ricerca di quello che ci rende simili senza insistere su differenze e presunte egemonie.  Mette in luce anche l’importanza di avvicinarlo  con competenza e prudenza,  senza sottovalutare le regole di cui ci impone il rispetto.

Qui potete trovare il trailer del documentario I leoni di Lissa.

Film credits:

I leoni di Lissa
Italia/Croazia
2019
Regista: Nicolò Bongiorno

di Daniela Goldoni