Il Trieste Film Festival giunge alla trentesima edizione sull’onda lunga di un lavoro prezioso, che prende l’avvio dall’esperienza lungimirante dell’Alpe Adria, e dalla consuetudine antica che la città di Trieste ha con le linee di confine. Chi ama la cinematografia dei paesi dell’Europa dell’Est qui trova pane per i suoi denti, chi vuole avvicinarsi ad essa per conoscerla o approfondirla  ha una occasione unica per aggiornarsi e documentarsi.
IMG-20190119-WA0009.jpg
La Sala Ambasciatori ospita il pubblico dei cortometraggi al Trieste Film Festival
Il cinema Ambasciatori, dalla facciata liberty e dalla grande sala calda e accogliente, ha ospitato, nel secondo giorno di programmazione, la prima serie di cortometraggi in concorso. Una selezione molto interessante, introdotta da un un film di animazione fuori concorso, Eutanazija (Croazia, 2018) di Josko Marusic. In cinque minuti di ottimo disegno si affronta, con una vena splatter e di divertito cinismo, il tema dell’eutanasia. Il disegno elegante contrasta con la crudezza del tema e dell’assunto, ma proprio in questo contrasto sta la chiave vincente del film.
edbf1bf06720ba418b7c74e75f39a1ae.jpg
Eutanazija, corto di animazione di Josko Marusic (Croazia, 2018)
Home Sleep Home (Repubblica Ceca, 2019) di Adam Koloman Rybansky è un piccolo miracolo di arguzia e di leggerezza nell’affrontare temi difficili, come la convivenza tra strati sociali disomogenei, il razzismo, i preconcetti. L’avventura di due uomini che si trovano a condividere la stessa cuccetta, situazione non nuova ma trattata con garbo, humor e originalita’, diventa il pretesto per una riflessione sulla reciproca tolleranza.
Grande prova di attrice per Kati Zurzs, protagonista del corto Last Call (Ungheria, 2018) della giovane regista ungherese Hajni Kis. Con sensibilità squisitamente femminile Kis, autrice anche della sceneggiatura, ci descrive la scelta difficile della protagonista, una donna di sessant’anni che decide di tagliare i ponti con la citta’ e il paese in cui è sempre vissuta per raggiungere la figlia in un luogo imprecisato, ma sicuramente anglofono.
lastcall_still2.jpg
L’attrice Kati Zurzs è la protagonista del corto ungherese Last Call.
Affronta un improbabile esame di lingua inglese e poi, con tenacia e testardaggine, si ingegna come puo’ per superare tutte le noie burocratiche  e non solo che si affastellano negli ultimi giorni prima della partenza. Un film intimista nel senso piu’ alto del termine, perche’ i dubbi e le speranze che leggiamo nel volto segnato e stanco della protagonista son quelli di ogni donna sola che prova a reinventarsi una vita.
Con il film rumeno Totul e foarte departe (2018) siamo ancora dalle parti della lontananza fisica e affettiva tra genitori e figli. Un’anziana madre, accompagnata dal figlio disabile che dipende da lei in tutto e per tutto, va a trovare il figlio maggiore nel giorno del suo compleanno, a sorpresa. Non lo troverà e saranno i vicini a darle una mano. La storia, si svolge in gran parte nel piccolo soggiorno di questa famiglia che poco a poco, superata qualche reticenza iniziale, riuscirà a creare un clima di sincera solidarietà verso questa donna in ansia per l’inopinata assenza del figlio. E’ un film di espressioni, esitazioni, dialoghi semplici in cui si susseguono diversi stati d’animo in una tensione costante ma quieta, di persone buone, il cui delicato equilibrio e’ sostenuto da un ottimo cast.
Non del tutto convincente l’unico cortometraggio italiano in concorso, Il grande freddo di Cristiano Bandinelli, farraginoso nella narrazione. Mentre il bel film di animazione Untravel (Serbia/Slovacchia) di Ana Nedeljkovich e Nikola Majdak parla, tra scenari urbani in disfacimento, del desiderio di fuga verso qualunque altrove.
di Daniela Goldoni