L’adattamento cinese di Perfetti sconosciuti mi attirava assai, e come resistere. La mente è subito volata alle differenze culturali e sociali: gli amici si sarebbero riuniti a casa di qualcuno? Solitamente in Cina si preferisce fare cene al ristorante perché è più comodo e poi al ristorante permettono di affittare salette private. Quali sarebbero stati gli argomenti di cui avrebbero parlato e in quali toni? Come avrebbero reso l’unico personaggio omosessuale della cena? Solitamente in Cina questo tema è trattato con un profilo basso, difficilmente l’avrei immaginato sul grande schermo. La scena in cui il personaggio di Anna Foglietta mostra al marito di non portare biancheria intima sotto al vestito sarebbe rimasta? Come sarebbero state raffigurate le figure maschili? E quelle femminili? E in quali termini sarebbero stati affrontati i tradimenti via via scoperti?

Tanti quesiti, ai quali ora posso offrire qualche risposta.

Solitamente le donne nei film, nelle serie TV mainstream sono rappresentate come delle bambine cresciute, un po’ viziate, che fanno affidamento sull’uomo, abituate a fare tante vocine da ragazzine e portate a gesticolare come delle scolarette adolescenziali. Anche in questo caso la versione delle tre donne in coppia è stata questa. Delle donne dipendenti dai mariti, chi dal compagno, dal marito o dal padre. Accanto a loro c’è sempre una figura maschile alla quale aggrapparsi e che alla fine risolve la situazione.

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La versione cinese della scena del selfie in terrazza.

Nella coppia cinese Edoardo Leo/Alba Rochwacher, ad esempio, il personaggio femminile a noi sarebbe risultato un po’ lunatico se non sclerotico: prima a tavola tutta sdolcinata con il compagno; quando l’ex la chiama e il compagno non crede siano solo amici se ne vuole andare perché lui non le crede; poi quando scopre il tradimento del compagno con la sua “migliore amica”, se ne va dalla cena; infine la vediamo sotto casa in macchina con uno chauffeur che dice al compagno appena lasciato sono disposta a dimenticare tutto, ti do un’altra chance. Ma lui dice no, e si vede dietro una banda di teppisti pronto a menarlo, a cui lui corre incontro. Perché il destino è destino.

Poi c’è la coppia Anna Foglietta/Valerio Mastandrea, la versione cinese di Mastandrea è più cicciottella però. La moglie anche nella versione cinese porta avanti un gioco erotico per telefono con uno sconosciuto. Lui appena lo sa va su tutte le furie, ma la scena della gonna non viene nemmeno accennata. Scoprendo questa attitudine della moglie, il marito dà in escandescenze, pur avendo una storia in primis con una video-girl. Le video girl sono una figura molto comune nella società odierna: queste ragazze non si spogliano ma fanno passare un po’ di tempo agli uomini che le guardano e i quali in cambio inviano alle ragazze dei regali via telefono, regali che poi le ragazze possono riscuotere in forma di denaro.

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Shan Qiao e Siyan Huo in Kill mobile (di Miao Yu) interpretano i ruoli che furono di Valerio Mastandrea e Anna Foglietta in Perfetti sconosciuti (di Paolo Genovese)

La coppia cinese Marco Giallini/Kasia Smutniak invece è già separata, e sarà la figlia a farlo sapere a tutti durante una chiamata in vivavoce.

Il personaggio omossessuale, in Italia interpretato da Giuseppe Battiston, diviene una ragazza. Una donna giovane in carriera senza compagno. L’unica, a differenza delle altre tre figure femminili, che non ha atteggiamenti fanciulleschi, anzi, è rappresentata come una donna tutta d’un pezzo che non deve chiedere mai. Durante la cena riceve sul telefono dei messaggi da parte di un uomo. I messaggi sembrano di uno spasimante, però lei non vuole rispondere, invece gli amici insistono che dovrebbe. Esasperata, rivela il suo segreto: il suo capo ha abusato di lei e ha ricevuto minacce di ritorsioni sul piano lavorativo. Da tempo si teneva dentro questa cosa ma ora è arrivato il momento di denunciare la situazione. Come dicevo sopra, a parte le altre tre donne ritratte in maniera mainstream, questo personaggio femminile è l’unico che esce dal coro e cerca di promuovere dei valori positivi.

Diversamente dalla versione italiana, oltre alla cena, vediamo le vite dei vari personaggi che ruotano intorno a loro. C’è il boss che ha abusato della sua collaboratrice che, dopo averle inviato degli altri messaggi minatori, viene tirato sotto da un tir. Vediamo la suocera, che la nuora voleva mettere in una casa di riposo, fare testamento lasciando casa alla nuora affermando che le vuole molto bene. E la figlia della coppia divorziata che rientra a casa e non rimane a dormire con il suo ragazzo. Insomma, alla fine c’è una morale positiva per ogni storia.

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Gli attori Yu Tian (personaggio che fu di Marco Giallini) e Lele Dai (Kasia Smutniak) sono tra i protagonisti di Kill mobile, adattamento cinese del Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese

Un altro particolare che mi ha dato da pensare è la location. Gli amici si riuniscono a casa della coppia cinese Giallini/Smutniak in un appartamento molto chic. Oltre alla cucina fanno un barbeque sul terrazzo, sembra estate ma non è così caldo. Sullo sfondo si intravedono altri palazzi alti. Sembra una grande città, il cielo è limpido e rischiarato dalla luna. Mi chiedo quale grande città abbia un clima così ideale in Cina d’estate? Non sembra vero.

Arriviamo ai titoli di coda, la sala si svuota. Io mi aspetto che il trucco venga svelato, ovvero che si veda la scena finale in cui il regista mostra che in realtà gli amici non hanno giocato. Invece no. Vediamo immagini di persone, giovani, anziani, famiglie sorridenti, che sembra si aiutino a vicenda. Perché in realtà il cellulare oltre a nascondere i vari segreti privati, ha aiutato molte famiglie a rimanere in contatto. Soprattutto in Cina, dove c’è stato uno spostamento verso i centri urbani, per andare all’università o lavorare, mentre i nonni e i genitori sono rimasti nei villaggi di origine lontano dai figli e dai nipoti.

La sala è già vuota. Continuo ad aspettare e a guardare queste immagini, il finale positivo. Solo alla fine fine, c’è quello che mi aspettavo. Il regista svela che alla cena non hanno giocato veramente. Ma questo è un segreto che sappiamo solo io e gli spazzini del cinema.

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I titoli di coda di Kill mobile

Altra piccola curiosità del cinema. All’acquisto del biglietto insieme a un amico ciascuno voleva acquistare per sè, ma selezionando un posto sulla app del telefono il sistema ne dava automaticamente due vicini, e non capivamo perché. Solo quando arriviamo in sala abbiamo scoperto l’arcano. Entrando in sala il buio è già illuminato dai titoli di testa, la luce seppur fievole è sufficiente per farci notare immediatamente un piccolo dettaglio: seduti sono tutte coppie, con solitamente la ragazza inclinata sulla spalla ragazzo. In sala non ci sono le solite poltroncine su cui adagiarsi ma divanetti da due. Ecco, ora capiamo che siamo finiti nella sala per le coppie e di fatto anche noi abbiamo il divanetto su cui accomodarci, niente bracciolo di mezzo per dare libero spazio a chi spazio non ne vuole. Mi chiedo se una cosa del genere funzionerebbe in Italia. Effettivamente un divanetto per due rende l’atmosfera più accogliente, come quella di casa.

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Sala per coppie. Posti per due in un cinema cinese.

I cinema cinesi sono una fonte inesauribile di scoperte.

Note sul film Kill mobile:
Regista: Miao Yu. Il film è il suo debutto cinematografico dopo aver lavorato precedentemente come sceneggiatore. Acquisisce i diritti nel 2016 per l’adattamento e ha lavorato alla sceneggiatura insieme a Li Xiao.

Attori:
Dawei Tong / Edoardo Leo
Siyan Huo / Anna Foglietta
Yu Tian / Marco Giallini
Lele Dai / Kasia Smutniak
Ma Li / Giuseppe Battiston
Shan Qiao / Valerio Mastandrea
Ming Xi / Alba Rochwacher

di Clara Longhi