La vita  del pittore olandese Vincent Van Gogh è  stata portata sullo schermo varie volte, documentari e lungometraggi. L’interesse su di lui è ritornato  nel 2018 con la presentazione alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il film di Julian Schnabel Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità che è valsa la Coppa Volpi per la migliore interpretazione a Willem Dafoe. E’ questo un volto che rimarrà molto impresso nella memoria dello spettatore  perché riflette con intensità la tanta energia e sofferenza nella creatività del pittore. L’attore s’identifica perfettamente con la figura del pittore che ci è  stata trasmessa dalle biografie. La figura di un artista burbero e irascibile, dalla vita burrascosa, capace di portare sulla tela il carattere che riflette la propria esistenza.

Un’interpretazione alla pari di quella che finora  viveva nella memoria dei cinefili, cioè quella di Kirk Douglas in Brama di vivere (1956) di Vincente Minnelli. Una figura tormentata che l’attore americano rende in tutte le sue espressioni. Che però, pur meritandolo, non gli valse l’Oscar. L’ambita statuetta andò nelle mani di Anthony Quinn che interpretava Paul Gauguin, una figura di un certo spessore nelle biografie cinematografiche su Van Gogh. Insieme a quella di Theo, fratello del pittore Olandese sul quale s’incentrano anche alcuni film e documentari relativi a Vincent.

lust-for-life
Kirk Douglas interpreta Van Gogh nel film Brama di vivere, di Vincente Minelli.

Vita  e mondo affascinante, quella di Vincent Van Gogh che ha ispirato anche registi di grande rilievo come, oltre a Minnelli, Robert Altman, Maurice Pialat, Akira Kurosawa. L’americano Robert Altman diresse nel 1990 il film Vincent e Theo, improntata come il titolo esplicita chiaramente, sul rapporto trai due fratelli e sulle fasi importanti della loro esistenza dove a dare volto a Vincent è Tim Roth, allora uno dei più promettenti attori degli anni Ottanta. Del francese Maurice Pialat è Van Gogh (1991) che racconta gli ultimi tre giorni di vita di Vincent, trascorsi in compagnia del suo medico curante e generoso ammiratore in una casa di campagna ad Auvers sur Oisè ed arriva a raccontare anche il tentativo  di suicidio, che lo porterà alla morte,  dopo sregolatezze e violenze a causa della depressione che lo coglie in seguito al fatto che il fratello Theo non riesce a vendere i suoi quadri. Al maestro giapponese Kurosawa si deve l’episodio I Corvi del film Sogni (1990) dove Vincent è interpretato da Martin Scorsese.

loving_vincent
Una delle immagini promozionale di Loving Vincent, vincitore nel Premio Oscar 2018 al Miglior film di animazione.

Opera singolare è Loving Vincent, un film d’animazione inglese del 2017 diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman interamente dipinto su tela, rielaborando oltre 1.000 dipinti. Racconta di un giovane che vuole rintracciare Theo Van Goh per recapitargli una lettera  del fratello Vincent, dopo che si era tolta la vita. Il giovane si reca a Parigi ed attraverso persone e luoghi fondamentali nella vita del pittore olandese ne scopre a poco la vita tormentata e la straordinaria  opera che ha saputo produrre. Ha avuto nel 2018 il Premio Oscar come miglior film d’animazione.

Perle di una filmografia che tramanda la vita di un pittore tanto geniale quanto sregolato.

di Paolo Micalizzi