Nel 2018  il mondo del cinema ha ricordato il  decennale della scomparsa del regista ferrarese Florestano Vancini.  In ottobre, a Roma, alla Casa del Cinema, il Centro Sperimentale di Cinematografia anche in collaborazione con il Comune di Roma, ha organizzato una commemorazione e una riflessione critica per ricordare uno dei registi italiani che maggiormente ha inciso sulla conoscenza degli eventi che hanno segnato la storia italiana, a partire dalle radici storiche del Risorgimento fino all’avvento del fascismo e all’emergente crisi della sinistra, alla diffusione della malavita e della mafia, determinanti per la formazione di una coscienza civile e morale profonda, senza mai  trascurare l’importanza che i sentimenti  rivestono nell’esistenza di ogni essere umano. E lo ha fatto con alcuni  suoi documentari e con un’ampia rassegna dei suoi lungometraggi, unitamente ad un incontro con critici, storici del cinema, attori, collaboratori e familiari del regista, ed in particolare della figlia Gloria. La quale è intervenuta anche ad alcune iniziative organizzate a Ferrara per ricordarlo.

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Gino Cervi in una scena dal film La lunga notte del ’43 di Florestano Vancini

Il 15 settembre è stato proiettato La lunga notte del ‘43 che il regista ha realizzato nel 1960 e che presentato alla Mostra di Venezia ricevette il Premio Opera Prima. Fu considerato allora  come uno dei  migliori esordi  nel lungometraggio degli ultimi dieci anni e Florestano Vancini si rivelò come uno dei registi più promettenti del cinema italiano. E questo riconoscimento  ha dimostrato di meritarlo  anche in seguito con una prestigiosa carriera che conta una quindicina di lungometraggi oltre ad una quarantina di documentari ed  alcune inchieste televisive. La proiezione del film La lunga notte del ‘43, organizzata dall’Istituto di Storia Contemporanea e dal Comune di Ferrara, è avvenuta in un luogo molto significativo della vicenda raccontata. Lo schermo, infatti, è stato allestito in Corso Martiri della Libertà, all’altezza del muretto in cui è apposta la targa a ricordo dell’eccidio avvenuto. Ed è stata una proiezione suggestiva e commovente.  Organizzato dalla Ferrara Film Commission si è svolto poi, il 13 ed il 20 novembre, alla Sala Boldini, il Memorial Florestano Vancini. Nell’occasione sono stati proiettati , di sera, i film Amore amaro e La neve nel bicchiere, cioè due opere in cui Florestano Vancini continua a riversare tutto il suo amore per il territorio ferrarese in cui ha avuto i natali.

Amore amaro, del 1974 , che, seppur tratto da un racconto di Carlo Bernari ambientato a Roma, Florestano Vancini volle ambientare a Ferrara perché poteva meglio esprimerla avendo conosciuto  il periodo in cui si svolgono gli avvenimenti narrati. E in esso si ritrova il clima della vecchia Ferrara, cosi come si ritrova il clima del mondo contadino narrato nel film La neve nel bicchiere, girato nel territorio di Argenta.  Un tema, quello del film, che Vancini voleva realizzare da tempo e che gli fu possibile farlo nel 1984. Un film, tratto dal romanzo di Nerino Rossi, in cui si trovano vicende comuni sia al regista che allo scrittore, e che Vancini racconta per recuperare la memoria del passato, una memoria in cui vi è attenzione alla dignità dell’uomo, e quindi rispetto per se stessi e per gli altri.

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Giuliano Gemma in I lunghi giorni della vendetta, in cui Florestano Vinciani usò lo pseudonimo Stan Vance

La neve nel bicchiere è stato proiettato anche per gli studenti in una proiezione mattutina, cosi come è stato proiettato un film singolare nella carriera di Vancini come è I lunghi giorni della vendetta (1967), un western- spaghetti in cui si firma, come era uso allora, con lo pseudonimo di Stan Vance, non per nascondersi ma per mantenere le distanze da una carriera cinematografica caratterizzata da  opere di forte impegno sociale e  politico. Un’opera,  seppur realizzata per ragioni economiche  che lo sollevarono da una  situazione creata dall’insuccesso commerciale del film Le stagioni del nostro amore (1966), in cui si vede chiaramente la grande professionalità che lui aveva.

Un Convegno, organizzato dalle Università di Ferrara, Bologna e Roma Tor Vergata, ha fatto il punto su Florestano Vancini.  Luoghi, temi, passioni di un uomo di cinema. E’ stato preceduto da un incontro al DAMS di Bologna incentrato sulla proiezione del film La banda Casaroli e riflessioni attorno a questo film ed al suo rapporto con Bologna da parte di alcuni docenti.  A Ferrara  gli interventi di docenti e critici si  sono sviluppati soprattutto attorno ai suoi documentari riguardanti il Delta del Po, la “Ferrara” di Florestano Vancini,  i lungometraggi  La lunga notte del ‘43, Bronte e Il delitto Matteotti.  Uno sguardo interdisciplinare e trasversale  sul cinema di Vancini , secondo gli organizzatori, per far luce su un cineasta peculiare e capace di attraversare i diversi ambiti e settori della produzione cinematografica nazionale, la cui figura è risultata quindi di non semplice comprensione, proprio per la difficoltà di collocarne i film sugli assi  tradizionalmente usati per lo studio del cinema italiano( autore/genere, cinema colto/cinema popolare, arte/ professionismo). Tutte iniziative  per approfondirne la figura  onde meglio possa essere collocata nella Storia del cinema.

di Paolo Micalizzi