L’ispirazione proviene dalla storia travagliata (1949-1964) dei genitori del regista Polacco Paweł Pawlikowski, autore del pluripremiato IDA (2013). Una odissea amorosa che ha visto i due genitori valicare i confini di una Varsavia oppressa dal regime, alla ricerca di un indissolubile legame sentimentale e di senso di appartenenza per la propria Patria. Mi trovo di fronte al colpo di fulmine più intenso mai visto, ma anche più prosciugato da tutti gli stereotipi a stelle e strisce propinato per anni in salse mielose. Scordiamoci le classiche rappresentazioni romantiche strappa lacrime, i luccichii, i primi piani d’effetto, le frasi costruite, le pause, i sospiri,  i distacchi ed i ritorni tipici di tutti i melò, visti negli ultimi venti anni. Le riprese in bianco e nero il formato quasi quadrato di proiezione aggiungono ancor più un tono di rigore stilistico che accompagna in modo armonioso l’ambientazione “arida e gelida” di tutta la narrazione.

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Joanna Kulig e Tomasz Kot sono Viktor Zula in Cold War, di Pawel Pawilikowski

Una delle frasi che meglio riassumono l’anticonvenzionalità del linguaggio è pronunciata da Zula a Viktor all’interno di un locale Parigino: ti amo più della mia stessa vita ma ora devo vomitare.

Sembra di sfogliare un vecchio album, dove dietro ad ogni foto si sprigiona una vicenda raccontata senza cadere nell’enfasi e restando nei limiti di un pudore necessario. Non capisci fino in fondo, ma senti che le poche parole che accompagnano la visione delle immagini nascondono momenti indelebili. Forse il neo del film sta proprio nel limite dello sfogliare un album, senza potere raccogliere la profondità ed il senso totale del racconto di chi ti propone la suggestione visiva.

La sinossi: 1949 Viktor è un pianista con la passione del Jazz (proibito dal governo). Come lavoro ricerca, nelle campagne della Polonia comunista, canzoni tipiche e tradizionali, per realizzare un progetto di valorizzazione governativa della cultura locale. Durante le audizioni tra i contadini locali, incontra Zula che si finge contadina per sfuggire da un passato oscuro. Viktor rimane irrimediabilmente colpito dallo sguardo di Zula e l’amore tra i due resisterà contro ogni tipo di ostacolo, pur di mantenere la promessa di restare per sempre insieme.

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Tomasz Kot in una scena del film Cold War

Imprescindibile il ruolo musicale per tutta la durata del film con le varie contaminazioni di musica popolare, jazz, il rock ‘n roll e l’immancabile (era presente anche in Ida) 24 mila baci. Affascinanti i due attori, Joanna Kulig (Zula)  e Tomasz Kot (Viktor). Film elegante, da vedere e subito dopo da rielaborare.

Voto 7,5

di Kastel