Pochi personaggi hanno segnato un’epoca come Gian Maria Volonté. Attore eccellente politicamente impegnato come si diceva ai tempi, intellettuale ideologo ma anche eroe popolare, personaggio scomodo ora rivendicato ora rinnegato dai mille rivoli della dissidenza italiana degli anni sessanta/settanta, spesso discusso ma comunque rispettato: bastava un passaggio in televisione e anche i più retrivi gli perdonavano tutto.

Questa biografia, ad opera di Mirko Capozzoli, regista e montatore che si occupa di Volonté dai tempi della sua tesi di laurea, ricca di testimonianze inedite e molto ben documentata, aiuta a mettere ordine nei ricordi per chi c’era e pone le basi di una conoscenza approfondita per chi vuole entrare nel mondo complesso di questo grande interprete. Capozzoli ha intervistato dozzine di persone che con l’attore hanno condiviso vita, lavoro, o entrambe le cose, ha raccolto articoli di giornali e riviste, nonché documenti relativi ai suoi primi anni di vita, come l’atto di battesimo o gli indirizzi di tutte le case in cui visse con la famiglia.

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Presentazione di Gian Maria Volonté, di Mirko Capozzoli alla Libreria Bodoni di Torino            (Ph. JFdA)

Se da un lato la ricostruzione degli anni di formazione è di lettura piuttosto faticosa, anche per eccesso di minuzia, dall’altra permette di comprendere molto del carattere di Volonté: la tenacia, il perfezionismo, la costruzione del personaggio attaccandosi addosso i suoi panni un po’ alla volta, tratti che erano già presenti nei suoi precoci esordi di attore. Gli anni Sessanta e Settanta, quelli dell’esplosione di popolarità e della militanza politica, sono invece i più problematici, forse perché chi c’era deve tentare di conciliare l’uomo descritto in questo libro con il proprio vissuto, tenendo conto che Volonté non è stato semplicemente un’eccellente attore, ma anche una parte consistente dell’immaginario collettivo di quegli anni.

Proprio la contestualizzazione storica è la parte carente di questa biografia, il cui protagonista sembra seguire da solo, o con pochi compagni di strada, un percorso quasi volontaristico. L’enorme movimento che in quegli anni si era manifestato con un crescendo inarrestabile qui non appare. Anche i riferimenti al PCI non sono esaurienti, essere o non essere dentro il partito a quei tempi era questione colossale, che spostava tonnellate di pensieri e parole. La deriva terrorista e il riflusso degli anni Ottanta vedono anche un progressivo allontanamento di Gian Maria Volonté dalla vita pubblica, a partire dalla grave malattia che lo colpisce nei primi anni del decennio, dalla quale uscirà non senza qualche fragilità.

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Mirko Capozzoli incontra i lettori alla Libreria Bodoni di Torino, in occasione della presentazione della sua biografia sull’attore Gian Maria Volonté (Ph. JFdA)

Quest’ultima parte della biografia appare la più riuscita perché chiarisce molti punti ai tempi piuttosto oscuri o trascurati. In quegli anni il personaggio Volonté era quasi protetto da un’aura di segretezza, dalla quale usciva solo attraverso le grandi interpretazioni che produsse nell’ultimo decennio della sua vita. Molto toccante è la descrizione dei suoi ultimi giorni, mentre girava Lo sguardo di Ulisse con la regia di Theo Anghelopoulos. Una morte sul campo, tra le montagne della macedonia greca.
Il testo è completato da una esauriente cronologia artistica e da una biografia essenziale, oltre che da una lista infinita di persone che hanno contributo al lavoro di ricerca attraverso interviste e testimonianze inedite.

di Daniela Goldoni