Applauditissimo alla 75° Mostra di Venezia, dove concorreva nella sezione Orizzonti, e vincitore del Grand Prix e del premio per la Miglior Sceneggiatura al 31° Tokyo International Film Festival, Quel Giorno D’Estate (titolo originale Amanda) è il terzo lungometraggio di Mikhaël Hers (dopo Memory Lane e Ce sentiment de l’été), regista, produttore e sceneggiatore francese che negli ultimi anni si è fatto apprezzare nei più importanti festival internazionali con la delicatezza e la riservatezza che contraddistinguono il suo lavoro.

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Il regista Mikhaël Hers, fotografato durante il Q&A veneziano da Jessica Milardo

Fin dalle prime scene il film potrebbe sembrare una delle tante commedie d’oltralpe, spaccato di una gioia di vivere briosa e romantica, dove David – interpretato alla perfezione da Vincent Lacoste – è il prototipo del millenial francese, a tratti svogliato, che vive giorno per giorno facendo lavori occasionali e rimandando a tempi più maturi le grandi decisioni della vita. Nel via vai della quotidianità frenetica parigina, i primi cenni ad una vita non sempre facile iniziano a svelarsi. Emergono irrisolte dinamiche familiari e un rapporto speciale che lo lega alla sorella Sandrine, unico suo punto di riferimento e madre single dell’irresistibile Amanda (Isaure Multrier). L’apparente spensieratezza, però, finisce presto. Sandrine rimane coinvolta in un attentato terroristico e David sarà costretto a superare, senza indugi, la comoda e apatica adolescenza perché alla piccola nipote – adesso – non resta che lui.

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Vincent Lacoste, protagonista maschile di Quel Giorno D’Estate (Ph. Jessica Milardo)

Quel Giorno D’Estate è un film d’atmosfera, delicatissimo come arrivasse in punta di piedi, per non disturbare. Non si trovano azioni teatrali né eroismi plateali, e nemmeno se ne sente il bisogno. Qualsiasi approccio aggressivo viene scongiurato. Il dolore dei protagonisti, orfani in equilibrio precario, non è mai urlato ma solo sussurrato, come a volerlo proteggere da sguardi indiscreti, forse per comprenderlo più a fondo nell’ottica di un’elaborazione molto personale della perdita: emerge così tra le righe dei non detti, negli sguardi persi e negli attivismi spaventati di David che si deve improvvisare genitore, non solo della piccola Amanda, ma soprattutto di se stesso. È un film che sa toccare le corde più profonde della nostra sensibilità attraverso la poetica delle piccole cose, dei piccoli gesti di una quotidianità tutta da ricostruire in due e la dolce fragilità di chi resta e reagisce alla tragedia timidamente, ma con forza, ritrovando la perduta leggerezza: forse l’unica vera àncora di salvezza per chi rimane, nonché chiave di lettura ideale di un film così intimista e malinconico, che non rinuncia mai ad un imprescindibile sguardo ironico sulla vita.

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La giovanissima attrice Isaure Multrier presta il suo volto ad Amanda. (Ph. Jessica Milardo)

Le emozioni – e il lutto in particolar modo – sono temi ricorrenti del cinema di Hers. È lo stesso regista – intervistato a Venezia – che dichiara come sia stata l’urgenza del presente a guidarlo con convinzione:

In Quel Giorno D’Estate volevo parlare della Parigi di oggi e catturare qualcosa della sua fragilità, febbrilità e violenza. Il modo di affrontare il tema del lutto, e tutte le emozioni a esso collegate, è ancora più diretto. […] Durante un lutto, ci attraversa una moltitudine di stati d’animo e volevo tradurre questa complessità, questo viavai di piccole e grandi tristezze, che contengono anche piccole e grandi gioie, riprendendo delle persone attraversate dalle emozioni.

Quel Giorno D’estate è, quindi, un film radicato nel presente e nel quotidiano, in cui Hers fa coesistere una profonda introspezione emotiva con una naturale leggerezza grazie ad un linguaggio semplice ed efficace ed uno stile minimalista, privo di memorabili velleità registiche o fotografiche. Insomma, un film condivisibile da tutti perché vede «nei rapporti umani e nei sentimenti l’unica combinazione possibile per un mondo più vivibile» e per un nuovo slancio di vita.

di Jessica Milardo