È giovedì sera e piove, sono al centro commerciale. Salto l’area di tiro con l’arco e la pista di go-kart del terzo piano, procedo diritta alla meta. Salgo fino al sesto, sarebbe il quinto per l’Italia.

Giungo al cinema. Già, qua in Cina, solitamente i cinema si trovano nei piani alti degli shopping mall. Stasera c’è solo una cassiera, e una coppia in attesa di entrare. Mi accingo a comprare il biglietto, l’addetta mi fa notare che se acquisto in cassa è molto caro, allora mi chiede se ho la tessera, ma no non ce l’ho e nemmeno voglio farla. Allora mi dice, se che se uso il cellulare mi costa meno. Io dentro di me penso: ma da che parte sta dell’acquirente o del suo datore di lavoro? Non ci penso due volte e apro la mia app-coltellino svizzero, Wechat, acquisto il biglietto per la proiezione e vado a ritiralo dal totem a led di fronte. Inserisco il codice, esce il biglietto.

Sono in sala due, 300 posti, nessuno in vista. Scelgo il posto che più mi si addice e sprofondo nella poltroncina, che scopro con gioia essere reclinabile.

Dopo le pubblicità il film sta per iniziare, praticamente due ore, chi sa come passeranno. Almeno se il film non mi piace, so che potrò dormirmela comodamente. Intanto escono i titoli di testa e compare la citazione di Napoleone sul grande schermo: la Cina è un gigante dormiente, lasciate che dorma, quando si sveglierà farà tremare il mondo intero.

Crazy Rich Asians è il film di Jon M. Chu tratto dall’omonimo libro di Kevin KwanNick Young (Henry Young) è lo scapolo più richiesto di una delle famiglie più ricche di Singapore, vive a New York da tempo dove ha incontrato la sua attuale compagna Rachel Chu (Constance Wu), un’insegnante alla New York University. Nick deve rientrare a Singapore perché deve fare da testimone al suo migliore amico, per quello che sarò il matrimonio dell’anno, e coglie l’occasione per invitare Rachel e farle conoscere la famiglia. Presto Rachel intuisce che oltre a conoscere molto poco della famiglia di Nick, le idee che si era fatta corrispondo all’opposto di quello che pensava.

Rachel incontra la madre di Nick, ma questa la tiene a distanza facendole capire che non sarà mai abbastanza per il figlio e la famiglia, perché da americana sa solo rincorrere la felicità e la carriera, mentre non saprebbe mettere in primo piano la famiglia e conseguentemente fare dei sacrifici per questa.

Nel frattempo, con Singapore in sottofondo, Rachel si incontra con un’amica dei tempi dell’università, anche lei ultra-ricca che la aiuta a farsi rispettare nelle relazioni della famiglia di Nick. Tra addii al nubilato e al celibato, che dagli Hamptons ad Orange County farebbero impallidire tutti, Rachel si sente sempre più contrastata da questo nuovo mondo e cerca un modo per prendersi la sua rivincita e farsi rispettare.

L’occasione arriva al matrimonio dell’amico di Nick, lei si dimostra sicura si sé e con un vestito mozzafiato che la fa apparire di buon gusto davanti alla società bene di Singapore. tutto score per il meglio finché alla festa di matrimonio sotto gli iconici alberi dei Gardens by the Bay l’idillio è compromesso: la madre di Nick ha investigato sulla famiglia di Rachel e scopre che è figlia di una relazione extraconiugale. Nemmeno Rachel lo sapeva, anzi pensava suo padre fosse morto. Ad ogni modo, la madre di Nick chiede al figlio di scegliere tra la famiglia e Rachel. Dopo giorni di depressione la ragazza invita la madre di Nick a una partita di Majiang, e la perde di proposito per farle capire che è in grado di fare dei sacrifici e preferisce allontanarsi da Nick per non fare allontanare lui dalla sua famiglia.

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Giunti a questo punto il finale è immaginabile, ma non lo racconteremo perché le immagini di chiusura con fuochi d’artificio riflessi nell’infinity pool del Marina Bay Sands sono da assaporare.

Nonostante le due ore di lunghezza il film è veramente piacevole, e pur se alcune immagini sembrano riviste da altri film, il film è unico nel suo genere e le battute interessanti poiché legate a una cultura con la quale non siamo abituati a imbatterci. In una scena in particolare c’è una battuta divertente quando Nick e Rachel insieme ad altri membri della famiglia sono a tavola a preparare dei ravioli come richiede la tradizione. Una battuta divertente che non raccontiamo per lasciare la sorpresa a chi andrà a vedere questo film.

In conclusione una commedia piacevole, che, notizia di questi giorni, ha appena ricevuto diverse candidature ai Golden. Ma oltre ad essere una piacevole commedia qual è il suo valore aggiunto? Il valore aggiunto del film è il cast dai volti tutti asiatici, la prima produzione hollywoodiana di questo tipo. Una vera rivoluzione a quanto dicono oltreoceano e la risposta arriva anche da chi va vederlo: finalmente chi ha origine asiatiche ma è nato o vive da anni negli Stati Uniti si sente rappresentato. La soft power  del cinema è anche questo: farci sentire rappresentati e persone di valore davanti alla società.

Il film è terminato, scorrono i titoli di coda. Ancora al buio mi accingo a indossare la giacca e sovrappensiero mi chiedo se magari anche io incontrerò uno scapolo asiatico che fino all’ultimo mi nasconde la sua ricchezza e mi farà passare un infernale weekend con la sua famiglia, però mangiando dei ravioli buonissimi. Appena si accendono le luci, eccolo lì il mio asiatico che mi sorride con il pollice alzato. Sulla via dell’uscita inevitabilmente gli vado incontro. Con il suo sorriso mi fa “Eri da sola”, sottolineare l’ovvio delle circostanze è un tipico modo di salutare in cinese. Annuisco, gli sorrido anche io e proseguo verso l’uscita. Lui con la scopetta in mano si inerpica nelle file posteriori a pulire della sporcizia immaginaria, credo io visto che non c’era nessuno oltre me.

No, non era lui il mio Crazy Rich Asian.

di Clara Longhi

Dopo la lettura, vi invitiamo ad ascoltare anche il brano Wo Yao Ni De Ai, di Grace Chang, che fa parte della colonna sonora di Crazy Rich Asians.