La scrittrice e regista Elisabetta Sgarbi, accompagnata dal cast al completo, ha presentato al trentaseiesimo Torino Film Festival il suo ultimo lavoro, I nomi del signor Sulcic, dedicato allo scrittore e drammaturgo ungherese naturalizzato italiano Giorgio Pressburger (presente in un piccolo cameo).

Prodotto da Betty Wrong e Rai Cinema e distribuito da Istituto Luce Cinecittà, il film indaga su una delle complesse dinamiche della storia della questione italo-slovena, ancora ricca di misteri. E’ su questo che punta Elisabetta Sgarbi, che con I nomi del signor Sulcic torna a raccontare la Trieste già protagonista del suo precedente lungometraggio (Il viaggio della Signora Vila), allargando l’orizzonte narrativo alla vicina Slovenia e al forte legame storico che unisce questi luoghi.

Ivana è una giovane ricercatrice ferrarese che si reca presso il cimitero ebraico di Trieste su richiesta di Irena, donna slovena per la quale sta effettuando delle indagini su una donna che vi è sepolta. Qui incontrerà Gionata Vivante, uomo che ebbe modo di conoscerla e che consegnerà a Ivana dei documenti lasciati dalla defunta, sicura che qualcuno sarebbe andata a chiedere di lei. Questo la porterà a cercare anche Gabriele, valligiano inconsapevole protagonista di questa complessa vicenda. Da qui le vite della ricercatrice e di Irena si intrecciano sempre più, in un viaggio nella memoria fatto di un continuo attraversamento del confine tra Italia e Slovenia e di un segreto familiare che ormai è giunto il momento di svelare.

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Elisabetta Sgarbi, regista de I nomi del signor Sulcic

Ma, come compulsivamente (quasi fino all’esasperazione) ripetuto da molti dei protagonisti, risvegliare la memoria non sempre è un bene. E la sceneggiatura confusa, mista ad una scarsa capacità interpretativa di molti degli attori coinvolti (discorso a parte per il piccolo ruolo di Roberto Herlitzka, che nei pochi minuti in scena riesce a colpire lo spettatore con la sua bravura) e una fotografia decisamente troppo nebbiosa, non rendono onore ad una delle più drammatiche pagine della storia che unisce Italia e Slovenia. La Sgarbi pretende di trattare profonde e drammatiche vicende, come la pesante frattura che si è creata tra i due paesi dopo la Seconda Guerra Mondiale e la fuga verso l’Italia dei nazifascisti coinvolti in atroci brutalità durante il periodo bellico a seguito dell’ascesa al potere di Josip Broz Tito nella Democrazia Federale di Jugoslavia del 1945, con una leggerezza storica e pesantezza interpretativa che rendono ardua la visione dei pur pochi 80 minuti de I nomi del signor Sulcic.

Una storia che, no, non va assolutamente dimenticata, ma che poteva a nostro avviso avere una migliore rappresentazione cinematografica.

di Joana Fresu de Azevedo