Dopo aver conquistato, nel 2013, pubblico e critica con la sua opera prima The StagJohn Butler torna nuovamente in concorso al trentaseiesimo Torino Film Festival con la commedia Papi Chulo. 

Presentando il film in una gremitissima Sala 1 del Cinema Massimo, il regista ha dichiarato:

Sono onorato di essere qui. È bellissimo tornare proprio nella stessa sala in cui avevo presentato nel 2013 The Stag. Per me era stata un’esperienza straordinaria, come lo è tornare in questo prestigioso festival. Papi Chulo è stato girato a Los Angeles, in un momento di grande difficoltà, sia per me a livello personale che per il paese. Il mondo sembra infuocato. Quello che vedrete è un film politico, perché nel 2018 è impossibile anche solo pensare di fare un lavoro apolitico. Il mio augurio è che questo film possa farvi pensare, aiutarvi a comprendere e darvi speranza.

Quelli di Butler sono auguri che riesce perfettamente a esaudire con questo suo secondo lungometraggio. L’insolita amicizia che si crea tra i due protagonisti porta lo spettatore a doversi confrontare con se stesso, le proprie paure, l’incapacità di comprendere appieno alcune delle dinamiche sociali che stanno contraddistinguendo la societá contemporanea.

Sean (l’attore Matt Bomer, noto al grande pubblico anche per il suo ruolo da protagonista nella serie tv White Collar) sembra avere tutto per essere felice: bello, ricco, un lavoro come meteorologo in un importante network californiano, una splendida casa e tanti amici. Ma, nonostante la sua sia una vita da privilegiato, non riesce a superare il trauma della fine del suo rapporto con Carlos, il compagno che continua a chiamare compulsivamente, inveendo contro la sua segreteria telefonica, protestando per il fatto che prima di andarsene di casa non abbia finito di occuparsi di diverse questioni lasciate in sospeso. Sean è in crisi e non riesce a nascondere il suo dolore, tanto che la rete televisiva per cui lavora è costretta a imporgli un periodo forzato di ferie dopo che scoppia in lacrime in diretta tv.

L’inattività lavorativa lo spingerà a cercare di attuare dei cambiamenti nella sua quotidianità, nel tentativo di riempire le sue giornate e non chiudersi completamente nel dolore per la fine del suo amore. Tutti quelli che lo conoscono institono sul fatto che debba ritrovarsi, parlare con qualcuno. Sean decide di farlo, iniziando a ristrutturare il suo mondo attraverso il recupero della terrazza panoramica del suo appartamento. Per farlo ingaggia uno dei tanti manovali latinoamericani che vede ogni mattina sul ciglio della strada. La sua attenzione ricade su uno in particolare, Ernesto (Alejandro Patino, vincitore di numerosi Latin Awards per i suoi ruoli da comprimario in diverse serie tv): cinquantenne, messicano, non particolarmente avvenente, ma che è il primo a superare le reticenze degli immigrati suoi ‘colleghi’ e ad accettare la proposta lavorativa di Sean.

Due mondi profondamente diversi i loro, resi ancora più lontani dall’incomunicabilità linguistica. Questo peró non ferma il giovane meteorologo, che sente il bisogno di parlare, di sfogarsi, e crede di trovare nel manovale messicano un ottimo ascoltatore. Ernesto, in realtà, non capisce nemmeno una parola dei logorroici discorsi di Sean. Ma ha bisogno di lavorare per mantenere i suoi 5 figli e non gli importa se per guadagnare quei preziosi 200 dollari al giorno deve fare lunghe passeggiate sotto il sole cocente della Valley o accompagnare il suo folle datore di lavoro ad un party, continuando a sentirsi dire che dipingerá la terrazza un altro giorno.

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Matt Bomer Alejandro Patino in una scena di Papi Chulo

Sean e Ernesto riescono nella frequentazione ad accantonare le loro differenze, scoprendosi nella comune passione per Madonna meno diversi di quanto pensassero. Ma, una volta che ritornano a guardarsi con gli occhi del preconcetto e della morale, tornano a non comprendersi e allontanarsi. Fino a scoprire, in un finale inaspettato (che, ovviamente, non sveleremo) e dimostrazione ulteriore di quanto sia pregevole e ricca di pathos la sceneggiatura di Butler, di vivere seppur in modi diversi costretti entrambi da un dolore troppo grande: quello di dover appartenere ad una società che li ha costretti alla solitudine. E sapranno, nella comprensione reciproca, rispetto delle proprie diversità e nell’integrazione, superare il loro dolore.

Ce la fanno Butler e il suo Papi Chulo a portare i riflettori su due delle principali questioni sociali che stanno infuocando la società americana (ma non solo) degli ultimi anni. Dimostrando che le basi su cui poggiano le rivendicazioni omofobiche e razziste del Paese perdono totalmente valore una volta che si realizza l’incontro consapevole tra le diversità che animano il paese e hanno contribuito a realizzare il sogno americano. Nel far questo, inoltre, Butler regala al pubblico, portandolo a guardare il mondo attraverso le vicende che animano la terrazza/paese di Papi Chulo, una commedia a tratti esilarante, capace allo stesso tempo di favorire profonda e attenta riflessione sul mondo che lo circonda.

di Joana Fresu de Azevedo