Al via la seconda giornata del Torino Short Film Market. Abbiamo avuto il piacere di assistere alla masterclass di Sydney Sibilia, svoltasi nell’affascinante Sala Grande del Circolo dei Lettori.

L’incontro inizia affrontando la questione del passaggio dal cortometraggio al lungometraggio che per lui è avvenuto con grande naturalezza. Secondo lui,  infatti, il vero passaggio si concretizza nel momento in cui – ad un certo punto della propria vita artistica – il regista ritiene di aver realizzato, in un certo senso, il corto “definitivo”. In quel momento, sconfinare nel lungometraggio diventa una scelta obbligata se si ha l’intenzione di consolidare una carriera professionale in quel settore.

DSC_0008Tra le differenze più significative riscontrate nel passaggio al lungometraggio – oltre agli evidenti vantaggi di natura economica – quella a cui dedica maggiore attenzione è la perdita, seppur in piccola parte, dell’approccio artigianale verso il cinema che, invece, è a suo parere uno dei valori aggiunti della cinematografia italiana.
Riferendosi inevitabilmente alla trilogia di Smetto quando voglio, la sua esperienza è stata segnata da una serie di circostanze particolarmente fortunate: dal coinvolgimento inaspettato da parte del produttore Matteo Rovere all’immediato apprezzamento della prima stesura della sceneggiatura che si è poi concretizzata a tutti gli effetti, così come era stata immaginata originariamente.

Per quanto riguarda le sue scelte stilistiche e il suo prediligere una commistione di generi come caratteristica attraverso cui basare i suoi film, Sibilia dichiara che, pur non avendo seguito un percorso accademico, fonda le sue storie sul suo essere un appassionato spettatore. Per questo, ogni volta che guarda un film, si nutre di ciò che vede.
Da ciò ha raccontato nel corso dell’incontro a Torino, gli esordi amatoriali e spensierati del suo periodo salernitano lo testimoniano. E la sua attuale cinematografia continua a tenere viva quella spensieratezza.

di Alessandra Orlo e Jessica Milardo