Maia vive sul crinale: geografico e identitario. Cresce tra le lussureggianti faggete dell’Appennino modenese cercando un equilibrio tra un corpo di donna in un sentire maschile.

Dal padre ha ereditato la passione per gli sport invernali, dalla madre pazienza e tenacia pur nelle avversità. Armata come un guerriero, sul ghiaccio si muove con destrezza e agilità; niente e nessuno la ferma: ambisce a far parte della squadra nazionale. Appena fuori dalla pista di ghiaccio si scioglie in mille dubbi esistenziali appesantita e sobillata dagli agiti transfobici di compagni di squadra e di classe tutt’altro che solidali.

Margherita Ferri
Margherita Ferri, regista del film Zen sul ghiaccio sottile

Nell’età adolescenziale, di per se’ la più intrinsecamente zen della vita poiché caratterizzata dalla ricerca della propria identità e verità in un’atmosfera di solitudine e incomunicabilità universale, diviene al tempo stesso “oggetto” da isolare ed emarginare così come fonte di curiosità, ispirazione e sperimentazione. Dentro le nuvole di fumo di sigaretta impregnate da sentori di bosco e vaniglia, la madre ed il coach sono le uniche persone che le danno forza e credono in lei andando, con amore, al di là delle suddivisioni di genere e riconoscendola come persona.

Opera prima ben riuscita, brava la regista, credibili gli attori, sound design capace di dar voce alle bellezze naturalistiche così come al tripudio incontenibile di emozioni adolescenziali.

Di Rosa P. Sant’Angelo

Guarda anche la video-intervista, fatta dalla nostra corrispondente a Venezia75 Clara Longhi, a Alicia Galli, curatrice delle musiche e della colonna sonora per il film.