Intervista a Emiliano Rubbi, sceneggiatore, coproduttore (e tanto altro) del film che ha stregato Alice nella città
Si è da poco conclusa Alice nella città, sezione parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata al cinema giovane. La sedicesima edizione che ha registrato un aumento di circa il 10% negli incassi rispetto alla precedente ha portato a Casa Alice 46.000 spettatori.
Una sezione sempre più in crescita, quindi, e che continua ad avere uno sguardo molto dinamico e giovane sul panorama cinematografico.
Lo dimostra la scelta, coraggiosa, di volere in concorso il film Go Home – A casa loro, ultimo progetto di Luna Gualano che, oltre a curarne la regia, lo ha anche co-ideato, co-montato e co-prodotto, con il contributo di Emiliano Rubbi che ne cura soggetto e sceneggiatura, oltre alla co-produzione. Il film ha vinto il Premio Roma Lazio Film Commission, con la seguente motivazione:
Un’iperbole che ci accompagna verso un horror allegorico, uno zombie movie, scritto da Emiliano Rubbi, che vuole utilizzare gli zombie come metafora per una società  sempre più chiusa, spaventata, aggressiva nei confronti dei migranti, dei profughi, del ‘diverso da sé’ in generale.
Rubbi ha raccontato a Kontainer16 le principali fasi che hanno caratterizzato questa avventura cinematografica e come per tutta la troupe di Go Home sia rimasta per prima stupita della scelta di inserire il loro film tra i selezionati da Alice:
Siamo stati contattati da Gianluca Giannelli che aveva sentito parlare del nostro progetto e ha voluto vedere un film. Una corsa contro il tempo anche per noi, visto che stavamo ancora ultimando la fase di post-produzione. Ma dopo due giorni ci ha ricontattalo per ufficializzare la selezione in concorso. Per noi una notizia meravigliosa, una vetrina davvero insperata.
Un progetto particolare quello di Go Home, uno zombie movie girato in sole due settimane, dal basso nel vero senso del termine, a partire dal budget a disposizione, decisamente low cost  (al limite del no). Come sempre più spesso sta succedendo nel settore della cinematografia indipendente, la realizzazione del film è stata resa possibile da una fruttuosa campagna di crowdfunding, caratterizzata da un’ottima strategia in rete e sui social. Ma, come lo stesso Rubbi ci dice:
La sola campagna non sarebbe stata sufficiente. Io e Luna (Gualano) abbiamo messo un’altra parte di risorse finanziare con la nostra casa di produzione La Zona. Aka Film e MB Production hanno contribuito come produttori tecnici. E a noi si sono uniti tanti altri, persone fisiche, amici che sono stati i microfinanziatori del film. Le altre risorse sono state raccolte grazie al fatto che tutte le persone che hanno partecipato al film. Tutti, donatori e membri del cast sono co-produttori del film, così come i tanti artisti che hanno voluto contribuire alla sua realizzazione. Ognuno riceverà una percentuale sui proventi futuri che realizzeremo. Go Home -A casa loro è un film di tutti.
In una Roma sempre più abbandonata al degrado sociale e all’egocentrismo culturale e guidata dall’odio verso ciò che ci sembra diverso o lontano da noi, gli zombie diventano i migranti, i morti viventi che invadono le nostre strade. Cercano rivalsa e vendetta, avvalendosi contro un gruppo di neo-fascisti, ideologicamente ignoranti e pericolosi, guidati dal loro leader Paolone  (interpretato da Giuliano Leone, noto speaker dell’emittente radiofonica romana Radio Rock, che ha sostenuto il film sia nel corso della campagna di crowdfunding che nel coinvolgere ascoltatori e dj nel ruolo di comparse). Questo gruppo di odio si scaglia contro i migranti ospitati nel centro di accoglienza del loro quartiere. Fino a quando scoppia lo scontro con gli zombie e si scopre che il solo luogo sicuro in cui potersi rifugiate sono proprio le mura del centro di accoglienza che stavano attaccando. Per non essere contagiati si dovrá superare la barriera ideologica e trovare un modo per convivere insieme agli altri sopravvissuti.
Nel cast, coinvolti sin dalle prime fasi della realizzazione del film, alcune centinaia di veri migranti, raccolti nel corso della partecipazione da parte della regista e dello sceneggiatore di diversi progetti realizzati all’interno del Centro Sociale romano Strike, che è anche stata una delle location principali del film.
Ci dice Rubbi:
Avere a che fare con veri richiedenti asilo ha anche cambiato la mia prospettiva sulla scrittura del soggetto. Parlando direttamente con loro ho capito che alcune scene andavano riviste e corrette seguendo maggiormente il loro punto di vista e i loro spunti mi sono stati molto utili per la scrittura credibile di alcune scene. Spesso il Ministro Salvini parla dei migranti usando la parola ‘risorse’ in tono dispregiativo. Per noi sono state risorse fondamentali. Da questi primi contatti con Luna abbiamo deciso di inserirli in modo piú strutturato nel progetto del nostro film.
Da qui, infatti, è partito il laboratorio Il ponte sullo schermo, realizzato con la partecipazione di Sara Ahmed e Francesca Scanu, durante il quale la regista Luna Gualano ha fatto mesi di lezione su regia e sceneggiatura con i richiedenti asilo, preparando insieme a loro le scene e spesso facendosi da parte dietro la macchina da presa per dare la possibilità ai migranti partecipanti di cimentarsi anche in quel ruolo.
Go Home – A casa loro inizia con Alice nella città un percorso festivaliero che vedrà il cast impegnato per i prossimi mesi. In attesa di una reale distribuzione nelle sale, prevista per il 2019.
Ma intanto resta innegabile la forte capacità che i realizzatori del film hanno avuto nel coinvolgere diverse realtà del loro territorio al fine di assicurare a questo horror politico di poter vedere la luce. A partire dai tanti artisti della scena romana che hanno voluto impreziosire il progetto con il loro contributo. Zerocalcare disegna il manifesto del film, che nel tratto ricorda alcune suggestive immagini della sua graphic novel Dodici. La scena romana musicale, sicuramente anche grazie alla chiamata di Emiliano Rubbi (che nasce come produttore musicale), accompagna con le sue note gli 85 minuti di Go Home – A casa loro, arricchendo una colonna sonora curata dallo stesso Rubbi e dal compositore Eugenio Vicedomini: Piotta, Daniele Coccia, Il Muro del Canto, i Train of roots (in realtà, sardi, ma fortemente presenti nel circolo musicale capitolino), la chitarra di Frank Marelli (in un contributo che sembra un omaggio alle musiche dei film western), solo per citare alcuni nomi.
Forte e chiara la metafora politica che il film vuole portare, come il messaggio che non è nell’odio e nella violenza che si troverà l’equilibrio nelle sfide sociali che stanno portando il Paese ad una deriva ideologica dal futuro incerto quanto pericoloso. E il fatto che Go Home – A casa loro riesca a comunicare il proprio messaggio coinvolgendo in modo diretto il popolo migrante presente nelle nostre città  sembra la dimostrazione di quante soddisfazioni una fattiva integrazione possa portarci.
Di Joana Fresu de Azevedo