Ci sono posti in cui possiamo anche non aver mai messo piede. Ma che ci entrano nel cuore. Sono quei posti la cui la sola esistenza ci tranquillizza, ci rende quasi orgogliosi. In parte, ciò è dettato dal nostro colpevole essere spinti più dalla citazione “vai avanti tu che a me viene da ridere”, incapaci di un concreto agire.

Ma resta vero che, soprattutto per chi fa Cultura (o almeno, ci prova), sapere che nelle nostre città, in cui le sale cinematografiche si svuotano e chiudono, in cui gli esercenti fanno i salti mortali per poter continuare a programmare i film del momento e in cui il pubblico (di provincia, ma non solo) è spesso costretto a chilometri in macchina per cercare di dribblare il solito fumettone o titolo mainstream alla ricerca di titoli non obbligatoriamente più raffinati, ma, diciamo, meno coperti dalla distribuzione massiccia, sapere che in via Seneca 6, in zona Porta Romana a Milano, ci fosse Il Cinemino era qualcosa che faceva stare bene.
Inaugurato a febbraio dall’Associazione SeiSeneca, su iniziativa dei propri soci fondatori, a vario titolo (appassionati, professionisti del settore) coinvolti nel settore cinematografico, Il Cinemino era in 9 mesi diventato un punto di riferimento culturale di primo piano per il quartiere e per la città di Milano. Il suo bar accoglieva incontri con autori, registi, sceneggiatori e attori (da ricordare, alle porte dell’estate, la reunion della Banda Calligari, il cast del film Non Essere Cattivo, che ha dato vita ad un commovente momento di scambio con il pubblico su cosa avesse rappresentato l’esperienza di girare quell’ultima opera di un regista dimenticato in vita e che continua a rivivere dopo il decesso grazie anche al loro instancabile desiderio di non farne perdere le tracce). La piccola sala da 75 posti era stata in grado di garantire una programmazione di altissimo livello qualitativo, in un crescendo di pubblico che ha portato l’Associazione a strappare in brevissimo tempo 14.000 tessere, dando spazio a cinematografia indipendente, opere prime e, caso quasi unico in Italia, organizzando minirassegne e proiezioni speciale dedicate al mondo del cortometraggio.
Difficile, pensando a Il Cinemino, non pensare all’entusiasmo di Paola Ruggieri (una delle socie di SeiSeneca) nei giorni subito precedenti all’inaugurazione. Quando la si incontrava per gli stand del Mercato Internazionale del Cortometraggio durante il Festival di Clermont-Ferrand e raccontava a chi incontrava la gioia di potersi lanciare in questa nuova avventura, le speranze per il futuro dell’iniziativa, la volontà di offrire a tutti uno spazio libero di condivisione dell’amore per il cinema. Sono questi anche i sentimenti che l’hanno spinta, letteralmente, ad affrontare vere e proprie tempeste per raggiungere questo obiettivo.
E ora Il Cinemino è nel pieno di una tormenta. I primi tuoni in via Seneca avevano iniziato a sentirli già poco dopo l’apertura, quando avevano ricevuto alcuni controlli di sicurezza che ne minacciavano la chiusura. Ma erano sempre stati temporali passeggeri, le attività non erano mai state interrotte e il circolo aveva continuato a regalare dell’ottimo cinema ai propri associati. Ma il diluvio è esploso il 17 ottobre, quando personale della polizia amministrativa e dei vigili del fuoco si è presentato mercoledì nei locali dell’associazione SeiSeneca, dichiarando non solo il mancato rispetto delle norme antincendio e sui luoghi di lavoro e la un’unica uscita di sicurezza dotata di porta con apertura “controesodo”. Inoltre, come si legge nel verbale rilasciato
“L’associazione al circolo avveniva in maniera indiscriminata previa compilazione di una domanda di associazione e dietro il pagamento di due distinte somme di denaro – si legge in una nota della questura – La prima quantificata in 3 euro per il rilascio della tessera associativa, la seconda in 5 euro per il biglietto d’accesso alla sala cinema. È stato appurato che la gestione del circolo era di tipo imprenditoriale”.
Il cielo da quel giorno non si è più aperto. Dal 17 ottobre la sala di Il Cinemino è sottoposta a sequestro preventivo per violazioni in materia di sicurezza. Restano aperti i locali del bar. La risposta degli associati non si è fatta attendere ed è stato diffuso un comunicato:
Il Cinemino è un’associazione culturale che gestisce un cineclub. Il Cinemino è stato chiuso il 17 ottobre perché ci viene contestato di non essere un’associazione culturale, ma un locale di pubblico spettacolo. In questi due giorni abbiamo scelto di non alzare la voce, ma di valutare la nostra situazione Ora, con molta trasparenza e serenità, ci teniamo a ribadire che non siamo e non siamo mai stati un locale di pubblico spettacolo: l’accesso in sala è consentito solo ai soci.E che soci! Il Cinemino è un cineclub aperto lo scorso 10 febbraio a cui hanno già aderito più di 14.000 soci. In 9 mesi abbiamo proposto più di 900 film, ospitato grandi autori e giovani promesse del cinema, organizzato incontri, conferenze, anteprime e siamo stati scelti come partner da numerose Istituzioni cittadine. Al momento #IlBarDelCinemino è aperto e sarà ancora sede di eventi e incontri. Al momento Il Cinemino è chiuso, ma non si arresta e non si arrende, e stiamo lavorando per continuare a proporre cultura, con gioia, dedizione e serietà, come abbiamo fatto in questi mesi. Il Cinemino non si arrende e vi chiediamo di sostenerci, vendendo a trovarci a Il Bar del Cinemino, o anche solo postando una foto con la nostra tessera #iostocolcinemino
Il popolo del Cinemino ha aderito in pochissime ore a questa richiesta di mobilitazione. E non solo. L’intero popolo del cinema ha fatto lo stesso: distributori, attori, registi, giornalisti e critici cinematografici, semplici spettatori hanno voluto unirsi a questa lotta.
Anche l’Associazione Sedicicorto, organizzatrice di Sedicicorto International Film Festival,  uno dei principali appuntamenti dedicati al mondo del cortometraggio nel panorama festivaliero nazionale e internazionale, ha fatto sentire (e continuerà a farlo) pubblicamente il proprio sostegno.
Quasi un dovere per chi vive quella della diffusione della cultura cinematografica come una missione, un modo per aprire le menti dello spettatore e dargli gli strumenti per comprendere la società fosse anche solo attraverso la visione di una selezione di film, lunghi o corti che siano. Realtà come quelle de Il Cinemino di Milano mostrano quanto il settore sia vivo e dinamico, quanto la trasmissione e condivisione delle produzioni cinematografiche siano un elemento di promozione culturale per il Paese. Realtà come questa non possono chiudere, soprattutto dietro una burocraticamente non attendibile misura che cerca di far passare la regolare attività di un’Associazione per una speculazione imprenditoriale che non tiene conto del valore culturale finora svolto.
Che #iostocolcinemino non resti solo un hashtag sui social. Ma diventi un monito per chi cerca di bloccare il flusso culturale che, finalmente, sta scorrendo nel Paese. Perché tanti sono gli ombrelli che il popolo del cinema sta aprendo per proteggere Il Cinemino dalla tempesta che si è abbattuta su via Seneca. Perché non possono più essere accettate tormente che cerchino di spazzare via la nostra voglia di Cinema.
Di Joana Fresu de Azevedo