È successo a tutti noi di crescere. Guardiamo gli occhi innocenti, ancora carichi di meraviglia per tutto ciò che del mondo stanno giorno dopo giorno scoprendo e imparando a conoscere dei nostri figli.
Invidiamo la loro condizione di bimbi, il loro poter ancora vivere e giocare con la fantasia. Ma impariamo presto a farci prendere dalla frenesia dei nostri lavori, a dimenticare ciò che ci rende felici e sacrificare ciò che siamo stati per una migliore posizione lavorativa e uno status sociale sempre più alto. Dicendoci che lo facciamo per le nostre famiglie, che è quello che ci si aspetta da noi una volta diventati maturi e responsabili.

 

Siamo abituati a vivere tutto questo. Meno a vedere che in questo tranello del dover essere responsabili dimenticando la magia della fantasia sia un personaggio iconico della nostra infanzia come Christopher Robin. Già, proprio quel bimbo in calzoncini, con il ciuffo disordinato sempre sui capelli, che passa dal tronco di un al vero nel suo giardino per giungere al Bosco dei 100 acri e vivere nuove e spericolate avventure con i suoi amici: l’orsetto Winnie The Pooh, il saltellante Tigro, il pauroso Pimpy e il disfattista Hi-Oh.
Questo è quello che accade in Ritorno al Bosco dei 100 Acri, film uscito da poche settimane e che sta conquistando intere famiglie e permettendo loro di rivivere o scoprire la poesia intrinseca nel personaggio di quello sciocco di un orsetto di Winnie The Pooh e della sua banda di amici.
La storia di come sia nata l’amicizia tra Christopher Robin e questi simpatici pupazzi animati dalla sua fantasia e di come il bimbo abbia dovuto crescere in fretta, costretto a superare con lo studio e l’impegno nel lavoro il trauma della morte del padre, accettando di dimenticare e abbandonare ogni elemento della sua fanciullezza tra gli alberi del Bosco dei 100 acri ci viene raccontata attraverso un’animazione delle splendide tavole di E. H. Shepard, illustratore inglese che seppe conquistare Walt Disney, che rese noto al grande pubblico il suo simpatico orsetto.
A Ewan McGregor l’arduo compito di portare sul grande schermo la fine della fanciullezza di Christofer Robin. Il suo dimenticare il potere della fantasia per caricarsi sulle spalle il peso delle valigie della maturità, dello spirito di responsabilità verso i suoi dipendenti e il suo lavoro, lasciando da parte tutto ciò che lo rendeva spensierato e divenendo un padre austero, burbero e assente agli occhi della sua famiglia.
Ma a quello sciocco di un orsetto di Winnie The Pooh manca il suo amico. Ancora di più il giorno in cui si sveglia in un Bosco dei 100 acri deserto, senza trovare i suoi amici. La paura che un Efelante li abbia divorati, la nebbia che non gli permette di riconoscere i luoghi che lo circondano, la consapevolezza che solo Christofer Robin possa salvarli. Così Winnie attraversa il tronco dell’albero che era stato il passaggio per tante avventure del suo amico. E si ritroverà non a dover combattere contro i temibili mostri del Bosco, ma contro un noioso adulto che non sa più come giocare con la sua fantasia.
Ritorno al bosco dei 100 acri è un film per tutta la famiglia, in cui i più piccoli potranno immedesimarsi in Winnie The Pooh e i suoi amici, desiderando anche loro di inseguire un palloncino rosso vivendo una bellissima avventura. E in cui i genitori potranno capire se e quanto siano loro ad essere diventati degli Efelanti.
Di Joana Fresu de Azevedo
Voto: 7