Per i tanti è considerato il più riuscito tra i 6 film che compongono la fortunata saga di Ethan Hunt. A me è parso un enorme videogame, dove la scritta game over sembra prevalere più di una volta, per poi scomparire grazie alle scoppiettanti rivincite del Gruppo di Ethan.

Forse è questa sensazione, l’unica ebrezza che ha saputo costruire, il pur bravo Cristopher McQuarrie.

La storia del plutonio da recuperare coinvolge solo parzialmente, attrae molto più il dinamismo di un Tom Cruise 56 enne, schivo a girare azioni con comparse e stuntman, tanto da averne fatto le spese durante una ripresa, che è stata conservata poi nel montaggio finale.

Non è la storia di spionaggio a primeggiare, tra l’altro abbastanza prevedibile, ma il ritmo degli inseguimenti ed I repentini capovolgimenti di fronte, tra i buoni e i cattivi.

Tutto quello che di “impossible” può capitare, qui capita, con una velocità e ripetitività che fa perdere anche un pò l’emozione del colpo di scena giocato all’improvviso. A nulla valgono i cambi di faccia alla “Fantomas”, oppure gli inseguimenti in una Parigi semi-deserta.

A questo, si aggiunge l’effetto “National Geographic”, con le suggestioni di luoghi spettacolari, ma poco determinanti dal punto di vista narrativo.

Una nota per le 4  donne del film, “eccitante” Vanessa Kirby, “ammaliante” Rebecca Fergusson, “irritante” Angela Basset, “Inebetita” Michelle Monaghan. Oltre a due delle 4 attrici, gli unici che ne escono bene sono l’atletico Tom Cruise, ed il malefico Sean Harris con una faccia diabolica, da fare dimenticare Hannibal The Cannibal.

 

Di Kastel