Isabella è giovane, bella, ha una bella voce. Tutti elementi che le sono serviti vent’anni prima per riuscire ad incidere Tic Tac, canzone diventata un tormentone estivo negli anni Novanta, che le ha portato soldi e successo e regalato una storia d’amore passionale con il suo produttore discografico. Ma il successo, se non coltivato, passa. E ciò che ora resta ad Isabella sono alcune sempre più sporadiche serata nel locale di un suo vecchio amico, spettatori nostalgici che restano aggrappati al testo adolescenziale della sua hit, un pubblico che ormai è concentrato su nuove sonorità.
E poi c’è Bruno. Quel figlio avuto dalla relazione con il produttore e a cui lei ha rifiutato rinunciare nonostante le pressioni materne e la consapevolezza che sarebbe stata la fine definitiva della sua carriera. Così Isabella riduce sempre più le sue apparizioni in pubblico, barcamenandosi tra lezioni private di pianoforte, qualche esibizione notturna e la compagnia per poche ore di qualche giovane amante. Senza accettare gli anni che passano, il successo che se ne va e il suo sempre più stretto ruolo di madre. E poi c’è Bruno, che si trova a vivere con una mamma/sorella, a farle da manager e accompagnatore alla chitarra durante le serate, che vive con crescente insofferenza il suo ruolo di figlio/genitore costretto a risolvere i guai della madre. Ma che coltiva il sogno un giorno di poter fare la sua musica, quella che gli fa conoscere Arianna, una giovane cantante proprio alla ricerca di un chitarrista capace di seguirla nel suo progetto di incidere un album per un’importante etichetta.
Letizia-Lamartire
Letizia Lamartire, regista di Saremo giovani e bellissimi e del corto Piccole italiane
Storia dalle complesse dinamiche psicologiche e relazionali quella che Letizia Lamartire decide di raccontare nel suo primo lungometraggio Saremo giovani e bellissimi. E molto coraggiosa la sua scelta di presentarlo in concorso alla Settimana Internazionale della Critica 2018, dopo il successo ottenuto lo scorso anno nello stesso evento cinematografico con il suo cortometraggio Piccole Italiane. La Lamartire dimostra di avere le idee chiare su come realizzare il suo film, superando la prova di riuscire a dirigere un cast importante per questa sua opera prima. Splendidamente svampita la sua Isabella/Barbora Bobulova, sempre capace di tenere il giusto registro interpretativo. Buona la performance di Alessandro Piavani nel ruolo di Bruno, seppur a tratti immatura dal punto di vista della recitazione e non sempre in grado di reggere il carico espressivo richiesto dal suo personaggio. Riuscitissima la scelta di Massimiliano Gallo, che interpreta Umberto, qui convincente nel suo porsi come personaggio che segnerà una svolta importante nella vita della protagonista e che ci dà ulteriore prova di quanto sia uno degli attori più validi (e forse sottovalutati) del momento. Ma è con Federica Sabatini (Arianna) che la Lamartire riesce meglio nel guidare degli attori, regalando alla sua storia (e a noi) una attrice‘giovane e bellissima’ che ancora non conoscevamo e che con la sua meravigliosa voce riesce ad ammaliare lo spettatore, che non può che condividere i motivi per i quali Bruno se ne innamori.
Da rilevare le stupende immagini attraverso cui conosciamo la bellezza di località come Ferrara e Comacchio, facendoci desiderare come i personaggi del film di poter correre in bici per i portici ferraresi o rilassarci sulla corriera attraversando le valli comasche. Non sorprende che la Regione Emilia-Romagna e la sua Film Commission abbiano deciso di sostenere e farsi promotori di questo film che, in ogni suo frame, rappresenta un sincero invito a visitare queste bellezze regionali. Sa rilevare anche quanto la stessa Film Commission stia dando prova di voler appoggiare i suoi giovani autori regionali, accompagnandoli sin dalle prime fasi dei loro lavori cinematografici).
Con Saremo giovani e bellissimi Letizia Lamartire ci offre un film onesto e pulito, con una storia credibile e ben realizzata.
Innegabili alcune ingenuità stilistiche, marcate da un eccessivo cambio di registro, luci e colori spesso troppo accese e alcune lacune a livello di sceneggiatura. Ma queste non impediranno allo spettatore di poter godere della visione di questa ora e mezza trascorsa con un sorriso tra buona musica, risate e momenti di riflessione sulla vacuità della ricerca del successo a tutti i costi.
Di Joana Fresu de Azevedo