Nel 1973 il regista Peter Medak aveva già inanellato con le sue prime opere tre successi internazionali, tra i quali The Ruling Class (La classe dirigente, 1972) con Peter O’Toole, che lo aveva portato in concorso alla 25° edizione del Festival di Cannes e che valse all’attore una nomination all’Oscar.

Medak riceve da Spike Milligan la bozza di una sceneggiatura che, a detta del regista, era già folle allora. Ma di cui lui si innamora, soprattutto al pensiero di poter coinvolgere nel progetto il suo amico Peter Sellers. Attore del momento, già noto al grande pubblico per le sue esilaranti commedie. Nasce così l’idea di unire queste 3 menti geniali della cinematografia britannica nella realizzazione di Ghost in the Noonday Sun, commedia per la Columbia Pictures che avrebbe dovuto consacrare Peter Madek tra i grandi registi del suo tempo. È che ha rappresentato un incubo da cui non è più riuscito a svegliarsi per 46 anni.
Queste sono le basi storiche da cui nasce l’idea di The Ghost of Peter Sellers, documentario presentato tra gli eventi speciali e che ha aperto le proiezioni delle Giornate degli Autori 2018. Un film sul film. Quasi un esercizio di memoria per il suo regista, che, come ricordato nel corso della presentazione ufficiale dal delegato delle Giornate Giorgio Gosetti ha il merito di riportare dietro la macchina da presa un rappresentante fondamentale della cinematografia inglese, Peter Medak, autore nella sua carriera di più di 24 film da regista
The Ghost of Peter Sellers è un film sul film. Un racconto, attraverso testimonianze, immagini di repertorio, backstage del girato del 1973, di cosa sia andato storto nella realizzazione di Ghost in the Noonday Sun e del perché non sia mai giunto sul grande schermo. Ma, soprattutto, è l’ultimo tentativo (attraverso ciò che gli riesce meglio, cioè fare film) per Peter Medak di liberarsi dalla persecuzione di un fantasma che ha accompagnato tutte le fasi successive della sua vita, sia personale che privata: Il Fantasma di Peter Sellers.
Come dice lo stesso Medak nelle note di regia:
Dare questo documentario è stato probabilmente il più folle esercizio della mia carriera. Nel senso che mi ha spinto a cercare nel profondo e a viaggiare nei ricordi della peggiore esperienza professionale di tutta la mia vita, mi ha costretto a rivivere tutti quei momenti camminando sulla mia stessa ombra per capire cosa accadde in quel film di quadantasei anni fa. Peter Sellers e Spike Milligan erano allora due geni della comicità e dunque avrei dovuto realizzare una delle migliori commedie di tutti i tempi. Al contrario, fu un miserabile disastro che mi ha perseguitato per il resto della mia vita. The Ghost of Peter Sellers è un viaggio in cui non mi sarei mai voluto imbarcare… ma sono così contento di averlo fatto.
Un viaggio sui mari di Cipro, isola scelta come location del film, in cui una barca, comprata usata dalla produzione e goffamente trasformata in veliero pirata, iinizia ad andare in avaria sin dal primo giorno di riprese. Presagio ironico del disastro che stava attendendo tutta la troupe coinvolta in Ghost in the Noonday Sun. L’attore protagonista che, sulla carta, avrebbe dovuto traghettare la sua ciurma verso un sicuro successo. Ma che fin dai primi giorni dimostra di perdere l’interesse per il profetto, arrivando al punto di sabotarlo, facendo licenziare prima i produttori e poi rivolgendosi contro il suo amico regista.
Il racconto di Peter Medak di quei giorni e di quel film che venne definito sin dai primi giorni dalla produzione inglese molto costoso, confuso, folleè una specie di seduta psicanalitica di gruppo, realizzata per immagini. Tutti i protagonisti coinvolti (attori, produttori, comparse, maestranze, familiari) cercano di ripercorrere le fasi principali di quei giorni del 1973, nel tentativo di comprendere se il disastro potesse essere evitato. Il documentario ci farà capire che tante e gravi sono state le colpe di molti: dal regista, che aveva accettato una sceneggiatura folle e chiaramente di difficile realizzazione con le risorse a disposizione e che aveva perso il controllo sul proprio cast; agli assistenti di produzione che non avevano fatto comprendere al regista quanto la sostenibilità economica del film fosse a rischio. Medak non si tira indietro di fronte ai giudizi sul suo operato. Ma parla apertamente della delusione provata in merito all’atteggiamento avuto da Peter Sellers, indicato come vero responsabile del suo fallimento. E assurto a incubo ricorrente per Medak, un fantasma che non ha mai smesso di perseguitarlo, con i suoi capricci sul set, con il suo agire nell’ombra per sabotare il suo film, fino a fingere un ricovero in ospedale pur di non presentarsi sul set.
Le lacrime finali con cui Medak saluta l’ultimo ciak sono il vero successo di questo documentario, riuscito nell’intento di far riappacificare un regista con la sua opera maledetta. Il fantasma di Peter Sellers, invece, continuerà a veleggiare come un temibile pirata sul ricordo di chi ha lavorato con lui.
Di Joana Fresu de Azevedo