GiPi, all’anagrafe Gian Alfonso Pacinotti, torna a Venezia, dopo L’ultimo terrestre, nella sezione Sconfini con “Il ragazzo più felice del mondo”, prodotto da Fandango e in prossima uscita nelle sale.

Il film è basato su una storia vera. Un meta-film con Gipi come protagonista che inizialmente propone una sceneggiatura a Domenico Procacci per un remake al maschile di La Vita di Adelo. Rifiutato torna a casa e su Facebook vede un collega fumettista che ha pubblicato la lettera di un fan, dal contenuto simile a quello che anche lui, vent’anni prima, aveva ricevuto, anzi…la lettera era identica.

Nasce così l’idea di vedere se altri fumettisti l’hanno ricevuta, e scopre che sono più o meno in 50. Questa è la storia di un fan che si finge un ragazzino di 15 anni e invia lettere a fumettisti in cambio di un loro disegno. Così Gipi decide, insieme ad alcuni amici, di andare alla ricerca di questa persona e renderlo il ragazzo più felice del mondo portandogli un autobus carico di tutti i suoi fumettisti preferiti.
Non tutto andrà però come si erano prefigurati, occorre affrontare le problematiche produttive e affrontare questioni morali, rispettare la privacy di questa persona.
Insieme alla banda di 4 amici: lo sceneggiatore (Gero Arnone), il fonico (Davide Barbafiera), il cameraman e il collaboratore tuttofare. I soldi mancano, e Gipi scrive a diverse case di produzione del suo progetto in cerca di finanziamenti: la Megaproduzioni lo contatta perché vogliono produrlo, così non esita un attimo a lasciare gli amici che lo stavano aiutando pur senza essere pagati. Viene così affiancato nel film da Jasmine Trinca e Kasia Smutniak che fanno qui un piccolo cameo. Finché anche Gipi stesso non viene estromesso dalla propria storia e sostituiti dalla casa di produzione.
Ma Gipi è deciso, ossessionato dalla ricerca di questo fan. Vuole continuare la sua ricerca e provare a riconquistare gli amici ai quali aveva voltato le spalle. Sa di essere stata una “faccia di mer….” e lo canta in una performance che rimarrà negli annali della memoria cinematografica mondiale.
Ma alla fine Gipi che sa bene cosa significa esporsi al jpubblico così come sulle piattaforme dei social: basta una critica per metterti al tappeto e una parola buona per portarti in paradiso per un po’. E forse è questa la vera questione del film: qual è la linea etica che stabilisce i rapporti interpersonali nell’era dei social, come affrontare le nostre fragilità in un’epoca in cui abbiamo bisogno dell’approvazione degli altri?
Le musiche sono curate, come per il precedente lungometraggio, dal compositore Valerio Vigliar (già vincitore del David di Donatello)
GiPi affronta questo film con l’animo leggero del bambino che ha conservato poiché, come dichiara lui stesso nel film, “tutti i bambini disegnano, ma pochissimi continuano a farlo per tutta la vita”.
Di Clara Longhi