Era uno dei film in concorso più attesi a Venezia75 il Suspiria di Luca Guadagnino, remake del cult horror di Dario Argento. L’attesa è stata accompagnata nelle scorse settimane da trailer, immagini dal set, commenti.

Dopo il successo ottenuto con Chiamami con il tuo nome, vincitore del Premio alla Migliore sceneggiatura degli Academy Awards, per il suo nuovo film Guadagnino richiama due attrici con cui aveva già lavorato in passato a ricoprire i due ruoli principali: Dakota Johnson, già diretta in A bigger splash, interpreta la giovane studentessa Susie Bannon, che abbandona la sua comunità hammish nell’Ohio per trasferirsi nella Berlino del 1977 e fare un’audizione presso la Markos Tanz Company; Tilda Swinton, attrice per il regista anche lei in A bigger splash come prima era stato per Io sono l’amore, è Madame Blanc, coreografa della compagnia, che viene rappresentata da Luca Guadagnino come una sintesi di figure storiche della coreografia come Pina Baush (di cui ne richiama in modo impressionante il look), Mary Wigman e Sasha Waltz.
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Suspiria arriva al Lido con una enorme responsabilità addosso: quella di reggere il confronto con il precedente del 1977, ispirato dal romanzo di Thomas de Quincey e da cui Dario Argento e Daria Nicolodi presero ispirazione per la versione cinematografica del maestro dell’horror italiano. A livello di spunti di regia i richiami a questa storica versione sono diversi nel film di Guadagnino: l’uso dei colori; la rappresentazione degli incubi notturni delle ragazze della Compagnia; la luce rossa dominante sulla celebre scena del balletto finale, seppure, in questo ultimo caso, una eccessiva digitalizzazione della macchina fa perdere la macabra potenza suggestiva data dalla pellicola di Argento.
Poi Guadagnino sembra accantonare la volontà di onorare il maestro e porta la sua visione di cinema in Suspiria.
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Confezionando un prodotto ben più hollywoodiano del precedente, non solo per la possibilità di avere effetti speciali di cui, a differenza del suo predecessore, la grafica digitalizzata gli permette di godere, ma anche per una prospettiva di narrazione che più che puntare sulla forza emotiva del rapporto tra le Madri e le loro allieve, sembra ambire a rendere alla storia degli aspetti di chiarimento della vicenda che avevamo nel libro, ma si erano perse nel primo Suspiria. Qui si dà più attenzione al complesso rapporto tra Susie e la madre.  Le complesse dinamiche e gerarchie che guidano le donne della Markos Company rese più esplicite. Madame Blac viene ricoperta di un ruolo e di una presenza in scena molto più dinamico di quanto successo in passato.
Tilda Swinton risulta una meravigliosa Madame Blanc. Il suo sguardo algido continua a conquistare. Poche attrici sanno dimostrare una presenza scenica come la sua, in grado di attirare l’attenzione su di sé anche quando non è sola nell’inquadratura. Qualità che, lo ammettiamo, a nostro giudizio è resa possibile anche dalla apatia interpretativa e le scarsissime doti espressive della sua collega, Dakota Johnson, che nonostante i successi planetari ottenuti con i tre episodi della saga Cinquanta sfumature e fosse già starà, come detto, diretta da Guadagnino, ancora non riesce a convincere come attrice. Sguardo assente, recitazione buttata, con parole che spesso sembrano poco più che biascicate, una padronanza del corpo in scena che regge sulle (forse troppe) scene in cui la vediamo vestita o quasi, ma che per il resto la fanno sembrare scialba e fuori contesto.
Elemento che può generare confusione in Suspiria se visto (come sempre e comunque consigliato) nella sua versione originale è il continuo cambio di registro linguistico, passando, anche all’interno della stessa scena, con eccessiva nonchalance dall’inglese al tedesco o al francese, generando spesso confusione. Siamo curiosi di vedere come i doppiatori Italiani decideranno di gestire questa complessità linguistica.
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Il Suspiria di Luca Guadagnino probabilmente non arriverà a vincere Venezia e laddove dovesse essere inserito dall’Academy nella cinquina come miglior film straniero dubitiamo possa arrivare a vincere una statuetta (anche perché in questo caso manca la penna geniale di Ivory alla sceneggiatura), ma ha il merito di non aver deluso esageratamente chi tanto aveva amato la versione di Dario Argento e gode di sufficienti elementi per essere apprezzato dal nuovo pubblico. Insomma, possiamo tirare un Suspiria di sollievo.
Di Joana Fresu de Azevedo