Aquerela, del regista isso Victor Kossakovsky, è il documentario presentato fuori concorso a Venezia75.

Il viaggio in cui ci trasporta Kossakovsky e un viaggio nell’immensità dell’acqua: mare, pioggia, cascata, fiume, ghiaccio. Acqua dalla forma mutevole, e dai colori che variano dal nero al grigio ghiacciato fino al bianco.

In Aquerela, Kossakovsky mostra a tutto schermo l’acqua in ogni sua forma, dando un senso di disorientamento a chi guarda poiché spesso non si hanno termini di paragone per capire in quale scala stiamo vedendo quel mare o quelle crepe di ghiaccio, fino a quando la prospettiva non si allontana e compare l’uomo o un animale che interagiscono in quello spazio. Ecco allora che la piccolezza dell’uomo è mostrata di fronte all’immensità di questa risorsa naturale.
Interessante anche l’accostamento musicale: le immagini del mare infuocato dalle onde e dal vento ballano a ritmo di heavy metal. La natura è potente, ma se la si tratta con rispetto ci si può divertire.

In conferenza stampa il regista sottolinea l’importanza del fatto che l’uomo non può prendere la natura a proprio piacimento e potere pensare di far scorrere i fiumi all’incontrario. Occorre ridimensionarsi. E forse il protagonista del Aquerela non è solo l’acqua ma ciascuno di noi, chi guarda Aquerela deve diventare protagonista di un modo di pensare alla natura con rispetto.

Il regista si presenta inoltre al Lido con il numero “111” sulla camicia: 111 sono i giorni che il collega regista Oleg Senstov sta sostenendo sino ad oggi per protestare contro il suo imprigionamento forzato in Russia e contro quello di altri 65 cittadini ucraini. Chiede a tutti di mettere sulla propria maglia il numero dei giorni di questa battaglia, giorno dopo giorno, per far sentire la vicinanza a Senstov.
Di Clara Longhi