Marylin Monroe non è morta. I suoi film continuano a essere giudicati dei capolavori in tutto il mondo. Il pubblico non l’ha dimenticata, trasformandola in icona di stile. Tutti vorremo poter dire che Norma Jean Baker non ci abbia lasciato quel 5 agosto 1962, immaginarla invecchiata, ultranovantenne, ma ancora capace di sprigionare il suo ineguagliabile fascino.

È quello che fa la regista Maria Di Razza in Goodbye Marylin, cortometraggio di animazione prodotto dall’autrice stessa e dalla Marechiarofilm e distribuito da Zen Movie, che porta sul grande schermo l’omonima graphic novel scritta da Francesco Barilli, con i disegni di Sakka, edito da BeccoGiallo Editore.
Leggendo le note di regia capiamo i motivi che hanno portato Maria Di Razza a realizzare Goodbye Marylin:
Leggere Goodbye Marylin ha rappresentato per me un’autentica folgorazione. La Marylin diva e icona del cinema e dello star system parlava finalmente con una voce diversa, capace di raccontarmi una storia tanto affascinante quanto impossibile. Il romanzo a fumetti scritto da Francesco Barilli e disegnato da Roberta Sacchi (Sakka, NdR) era il punto di partenza perfetto per un cortometraggio animato. I disegni, grazie all’animazione, alla colonna sonora e soprattutto alla voce di attori in carne e ossa, avrebbero riportato Marylin nella dimensione in cui tutti l’abbiamo conosciuta e amata, quella del cinema. La Marylin che si è ritirata dalle scene da cinquant’anni non è un’ascesa, né tanto meno una moralista che ha rinnegato tutto ciò che l’ha resa famosa. Questa Marylin ha scelto consapevolmente di sottrarsi alle regole dello show-biz, di governare il proprio tempo con la libertà a cui aveva rinunciato per diventare una diva. Perché una diva non appartiene veramente a se stessa. Appartiene alla pellicola che la immortala sul grande schermo e, forse ancora di più, al suo pubblico. E Norma Jean, la donna che noi conosciamo col nome di Marylin Monroe, ha deciso di riprendersi il suo spazio, aggiungendo solo altro fascino a un’icona già immortale.
Continua ad affascinare la storia ideata da Barilli, che ci permette di fare il tifo per il giornalista che supera i suoi timori e l’imbarazzo e contattare dopo cinquant’anni la diva, inviandole una lettera di auguri per il suo novantesimo compleanno, con il supporto della figlia adolescente che condizionerà un ritratto dell’attrice da allegare. La Di Razza fa un’ottima scelta del doppiatore per questo personaggio, affidandogli la voce di Giovanni Canova, uno dei critici cinematografici italiani più noti al grande pubblico, che dà anche credibilità alla passione per il grande schermo del personaggio.
È quasi commovente vedere i tratti tipici dello stile della Sakka, in grado di guardare alla Marylin invecchiata con immutata devozione e rispetto (tanto da non farcene vedere mai il volto rigato dalle rughe, ma permettendoci di riconoscerla dal suo indimenticabile neo e da quel taglio di capelli che ha fatto moda per tanti anni), animati grazie alla regia di Maria Di Razza. La quale, se forse attua una eccessiva sintesi andando parzialmente a intaccare la complessità della storia, rende le immagini sempre fluide, capaci di dare ritmo al racconto.
Presentato come evento speciale delle Giornate degli Autori 2018, Goodbye Marylin è una perfetta dimostrazione, grazie all’ottimo lavoro di Maria Di Razza, della crescita del settore animazione italiano e di quanto il connubio graphic novel/cinema possano incrementarla e rendere onore ai nostri autori.
Di Joana Fresu de Azevedo