Ogni anno, tra aprile e giugno, grandi banchi di tonno giungono nelle acque calde del Mediterraneo. Ad attenderli, le grandi reti dei tonnaroti,  abili e sapienti pescatori che riparano minuziosamente le loro trappole, sorrette da un sistema di galleggianti, che condurranno i pesci attraverso un labirinto che li porterà a ricevere il colpo finale dalle barche. Tra le più importanti la camera della morte, dove si svolge il rito della mattanza, giudicato un rituale sacro che ha ispirato
poeti e filosofi attraverso i secoli.

Questo il contesto attorno al quale ruota As if we were tuna, cortometraggio di Francesco Zizola, che ha inaugurato le Giornate degli Autori 2018, aggiudicandosi anche il premio SIAE per il Talento Creativo, assegnato ogni anno ad un autore emergente che verrà  accompagnato nel suo percorso artistico. Nella menzione letta, parlando del regista, si dice:
Sorprende al suo esordio come regista con il film As if we were tuna per un linguaggio visuale di grande intensità,  per l’abilità con cui utilizza il suono e l’immagine in un atto senza parole che rimanda alla tradizione classica e suona, al contempo, ammonimento per l’uomo contemporaneo a contatto con la natura e le sue radici.
Ambientato in Sardegna, tra le aree di Porto Suso e di Porto Paglia, il corto regala allo spettatore un sapiente utilizzo delle immagini, con una fotografia capace di guardare alla mattanza come attraverso lo sguardo terrorizzato dei tonni che vanno verso la morte certa. Francesco Zizola, fotografo di inchiesta, che ha lavorato nelle principali zone di crisi e conflitti degli ultimi venticinque anni, ha il merito di riuscire a portare la sua esperienza di narratore per immagini anche sul grande schermo, dando vita ad un corto che naviga in ogni momento tra documentario e tragedia ambientale.
Di Jessica Milardo