Al regista Damien Chazelle e ai suoi attori protagonisti, Claire Foy e Ryan Gosling, la responsabilità  di aprire la Mostra del Cinema di Venezia 2018

La Mostra del Cinema di Venezia e il suo direttore Alberto Barbera hanno scelto The First Man, ultimo lavoro di Damien Chazelle, garantendo ai fotografi un attesissimo photocall con la deliziosa Claire Foy (la Regina Elisabetta II della pluripremiata serie Netflix The Crown) e il richiestissimo e affascinante Ryan Gosling.

La Sala Darsena, scelta per l’anteprima press, si presentava gremita molto presto la mattina del primo giorno. Giornalisti e accreditati in fila non riuscivano a tratterebbe la loro curiosità per il film. Da una parte quasi ci si augurava che fosse giunto il momento di cogliere in fallo l’ex (solo per questioni anagrafiche) enfant prodige di Hollywood, Damien Chazelle: debutto dietro alla macchina da presa nel 2009, il successo raggiunto già nel 2014 con Whiplash (anticipato l’anno precedente dal cortometraggio) e consolidato solo due anni dopo con La La Land, film che vedeva come protagonista sempre Ryan Gosling e che confermava il ruolo di prim’ordine di Chazelle tra i registi di musical cult. Dall’altra chi aveva amato i suoi ultimi due capolavori temeva che il regista non avesse ancora la maturità artistica necessaria per passare ad un genere per lui completamente nuovo come il biopic.
Chazelle ha vinto questa scommessa proprio scegliendo di raccontare la storia di Neil Amstrong, Il Primo Uomo ad aver camminato sulla luna. Un’incona del suo tempo, un uomo che in piena Guerra Fredda è stato un simbolo americano nella lotta tra Stati Uniti e Unione Sovietica per il predominio nello spazio. Un uomo che ha fatto sognare tutto il mondo, in quel 20 luglio 1969 in cui la fantascienza è diventata realtà, quando ha pronunciato la celebre frase un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità posando il primo piede sulla Luna.

Nel raccontare la storia di uno dei più famosi ingegneri aerospaziali della storia, Chazelle non rinuncia a quella sensibilità e visione particolare di cinema che lo aveva fatto apprezzare al grande pubblico. E subito si capisce che Il Primo Uomo (titolo scelto per la versione italiana) avrebbe potuto chiamarsi anche Prima l’uomo. Del Neil Amstrong astronauta sapevamo già molto. Poco dell’uomo, delle sue ansie, di come ha affrontato la responsabilità di una missione così importante come quella affidatagli dalla NASA di essere al comando dell’Apollo 11, prima (e unica riuscita) missione di ammaraggio sulla Luna.

La trama di The First Man si intreccia allo scopo di porre the man first (prima l’uomo). Il rapporto di Neil/Gosling con la moglie Janet (una Claire Foy che smette i panni regali del suo personaggio Netflix per indossare quelli di una donna forte, determinata, che comprende l’importanza del ruolo che il marito sta ricoprendo, ma che non smette per questo di riportarlo ai suoi doveri di marito e padre); il dramma della perdita devastante della figlia; il rapporto sodale con i suoi colleghi. Neil affronta il suo lavoro e le sempre più frequente curiosità della stampa con determinazione e apparente eccesso di convinzione. Davanti alle non funzionali (ai fini della missione) domande dei giornalisti prima della partenza dell’Apollo 11, Neil reagisce quasi con arroganza e saccenza.  La stessa che gli manca quando alla sera si trova a dover rispondere, attorno al tavolo del salotto di casa, alle domande dei suoi figli, non riuscendo a gestire la loro paura (che è anche sua) di non vederlo tornare a casa.

Chazelle, come era stato per i suoi due precedenti film, in The First Man lascia che siano i sentimenti dei personaggi a prendere il sopravvento, le loro debolezze, le loro paure. Come ci ha insegnato, il regista lascia che sia il personaggio a raccontarsi, a creare la storia.

Nel farlo si fa accompagnare dalle note studiate per la colonna sonora dal compositore statunitense Justin Hurwitz, con cui aveva già lavorato sia per Whiplash che per La La Land (con cui ha ottenuto nel 2017 l’Oscar alla miglior colonna sonora e alla miglior canzone). E qui anche Hurwitz dimostra ancora la sua capacità di far parlare la sua musica. Una cura maniacale ai dettagli sonori: voci ovattate nel momento dell’introspezione dei protagonisti; il silenzio che diventa godimento dell’essere finalmente giunti nel Mare della Tranquillità; il rimbombo del razzo che parte che simula il battito cardiaco degli astronauti. Chazelle ha il pieno controllo di cosa e come raccontare la sua storia allo spettatore: Hurwitz sa come trasformare tutto questo in suggestione musicale.
The First Man è un film di cui sicuramente sentiremo parlare nel corso della prossima edizione degli Academy Awards. Augurando al suo regista che la Mostra del Cinema Venezia porti al suo film la stessa fortuna che l’anno scorso aveva regalato a La Forma dell’Acqua. Noi dobbiamo forse, quindi, aspettarci che Guillermo Del Toro venga sostituito da Damien Chazelle alla guida della giuria di Venezia76?
Di Joana Fresu de Azevedo