Alberto in italiano, si traduce grande drago in cinese. Intervista ad Alberto Lancellotti

Hangzhou – Raggiungiamo Alberto al telefono appena rientrato a Shanghai. Italiano, trentenne, con una carriera avviata da attore, che da oltre sei anni vive nel Regno di Mezzo.

Alberto ha coltivato sin da piccolo la passione per il cinema e l’arte cinematografica.  In Italia ha lavorato in diverse serie televisive quali I Cesaronio Un medico in famiglia, solo per citarne alcune. Riflettendo sul proprio avvenire lavorativo ha deciso di investire nello studio della lingua cinese pensando che il mercato del futuro fosse proprio là. Laureato in lingua e cultura cinese a Roma ha avuto occasione di frequentare un corso di lingua a Pechino durante il quale si è interfacciato per la prima volta sul mercato asiatico proponendosi come attore per video promozionali e serie televisive. Dopo essere rientrato in Italia per laurearsi, ha poi deciso di partire definitivamente alla volta di Shanghai, con lo stesso spirito con cui alcune generazioni prima di lui erano partite per gli Stati Uniti: in cerca di fortuna e per realizzare il sogno americano, nel suo caso cinese.

Si può dire, che il grande drago (, come Alberto si fa chiamare in cinese), dopo cinque anni di gavetta, e grazie a una rete di contatti costruita nel tempo, stia assaporando il suo sogno da quando a giugno è uscito nelle sale con Animal World. Ed è solo all’inizio. Qui potete trovare il suo showreel

Alberto, in Cina hai lavorato anche in cortometraggi e ne hai scritto uno.

Sì, nel 2016 ho partecipato al 48hours Shanghai film festival con un cortometraggio intitolato The Park per il quale ho vinto come miglior attore protagonista e per migliore recitazione, nonché il corto ha vinto anche come miglior film in competizione. Un altro anno invece ho partecipato come attore protagonista e in qualità di sceneggiatore per un altro cortometraggio sempre nello stesso festival, dove siamo arrivati terzi, che si intitolava Living in a Movie. Il 48hours film festival è un festival molto importante per i cortometraggi qui a Shanghai, certo ci sono anche film di qualità amatoriale, ma si trovano comunque delle pellicole interessanti, inoltre la partecipazione è molto sentita ed equamente distribuita tra cinesi e stranieri perciò la varietà è sempre assicurata. In un altro cortometraggio Needless to Runho partecipato come attore presentato in un festival in Romania, dove ero candidato per la recitazione..

Perché hai deciso di puntare sulla Cina piuttosto che continuare un percorso che avevi già iniziato in Italia?

Il mercato italiano e cinese sono a due stadi differenti. Una volta l’Italia era un faro al quale guardare per la creatività e l’innovazione e da allora si è sviluppato molto. In Italia il mercato è più piccolo e ristretto. Così ho pensato a una strada alternativa nella quale portare avanti il mio sogno: ho deciso di investire nella lingua cinese. Qui il mercato è sicuramente più difficile da navigare ma paradossalmente ha più vie di ingresso per chi si affaccia poiché è ancora in crescita e le possibilità di creare il proprio spazio sono molteplici.

Come hai trovato il mercato cinese per uno straniero?

Per chi vuole fare l’attore esistono essenzialmente due poli in Cina continentale: Pechino è considerata la città dei film e delle serie televisive, a Shanghai, invece, si girano più spot promozionali di varia natura. Il mercato è tutt’ora in rapido sviluppo e per questo è molto variegato. Un mercato in cui, nella maggior parte dei casi senza voler generalizzare, conta ancora più la quantità che la qualità. Se si pensa alle pubblicità e agli spot promozionali per città turistiche spesso si riceve il copione all’ultimo momento, per giunta in cinese, che spetta poi agli attori tradurre in inglese. Ovviamente non tutti i casi sono così, ma all’inizio si incorre in queste situazioni spiacevoli dal punto di vista professionale, ed è bene che si inizi a parlarne di più tra noi stranieri per far cambiare il mercato e metter in guardia chi si affaccia.

Come sei stato scelto per Animal World?

Di attori stranieri presenti in Cina che facciamo questo lavoro in maniera professionale e che veniamo riconosciuti come tali, siamo pochi, tant’è che ci puoi contare sulle dita di una mano. La chiamata per Animal World mi è arrivata che ero appena rientrato dall’Italia all’aeroporto di Shanghai e il mio agente mi manda un messaggio per dirmi che c’è un’occasione importante per una parte in un film con un famoso attore americano, e mi chiede di mandargli subito un video provino con le battute che mi aveva inviato. Poche ore dopo stavo già facendo le valigie per partire per il set.

Come è stato lavorare con il regista Han Yan?

Han Yan non lo conoscevo prima. Lavorare con lui è stato completamente differente da altre esperienze che avevo avuto. Lui è un regista molto meticoloso, che ha bene in mente le scene che vuole girare. Le battute, i gesti, le inquadrature sono tutte prefissate, infatti, ci faceva girare le scene tantissime volte. Ricordo, in particolare, che una volta dovevo girare una scena in cui il mio personaggio era arrabbiato, ecco, l’ho girata talmente tante volte che dopo che abbiamo terminato ricordo che il mento ha continuato a tremarmi ancora per un bel po’. Devo dire che girare questo film è stato intenso, da ogni punto di vista.

Come è stata la vita sul set tra sinofoni, anglofoni e un italofono?

Sul set avevamo una traduttrice professionista che si è occupata di rivedere il copione tradotto e la quale controllava che non mancasse nulla quando dicevamo le nostre battute. Ha rivisto con Michael Douglas alcune sue parti, anche con me ne ha riviste alcune rispetto al copione originale. Rispetto al personaggio che interpreto ho dovuto mettere un po’ della mia “italianità”. Han Yan, che come ho detto ha una visione ben precisa di quello che vuole sul set, sono riuscito a giungere a un compromesso: in una scena in cui il mio personaggio era alterato mi ha permesso di inserire alcune gestualità che ritenevo più naturali per un italiano, come gli ho spiegato, e delle imprecazioni nella mia madrelingua che non erano nel copione originale. In fondo quando uno perde le staffe, le perde meglio nella propria lingua, no?

Yifeng Li e Michael Douglas sono considerate star del cinema nel rispettivi paesi, come è stato lavorare con loro?

Ho lavorato spesso con star cinesi per precedenti lavori, nonostante alcuni professionisti del settore abbiamo un timore reverenziale per le star, per me non è così, sul set siamo tutti colleghi e penso che questo approccio aiuti a condividere un clima professionale.  

Sai dirci se Animal World arriverà in Italia o in Europa? Se sì, pensi di doppiarti?

Animal World sta riscontrando un gran successo nelle sale cinematografiche cinesi ed è già stato fatto uscire in alcuni paesi quali Stati Uniti, Canada, Australia, Russia, Inghilterra, Irlanda e Singapore. Per quanto riguarda l’Italia speriamo possa arrivare presto visto che sappiamo che ci sono i tempi del doppiaggio. Se mi chiedessero di doppiarlo, probabilmente consiglierei di chiamare Francesco Pezzulli, per me sarebbe un onore.

Vuoi dirci quali progetti hai per il futuro?

Attualmente mi sento soddisfatto dei risultati che ho ottenuto fino ad ora, in particolare con questo film, posso dire di aver conquistato il sogno per il quale ero  partito dall’Italia e devo dire che sono grato alla Cina che mi ha dato tanto e mi ha permesso di realizzare questo sogno. Ora comincia una nuova salita. Nell’ultimo periodo mi sono aperte nuove possibilità che al momento sto ancora valutando, perciò non posso anticipare granché su progetti futuri. Non nascondo, però, che mi piacerebbe girare un mio film, che parallelamente sto già scrivendo, in cui traggo ispirazione dalla mia vita ma anche dalle esperienze di altri per mettere in primo piano luci e ombre di un attore in Cina. Il protagonista della mia storia infatti si trova a vivere in equilibrio tra reale e ideale: un sognatore, portatore di valori e passione sinceri, approva in una terra straniera in cerca di nuove opportunità, ma si scontra con un mondo in cui solo l’estetica e la superficialità sembrano essere prese in considerazione.

Di Clara Longhi