Prima di parlare dei corti però vorremo sottolineare la cornice storica nella quale sono stati proiettati, poiché Shanghai è una città moderna, ma ha un passato ricchissimo e la sua architettura ne è la testimonianza.I corti sono stati infatti proiettati nell’iconico cinema Grand Theatre. L’edificio, situato sul lato nord di Piazza del Popolo, è stato costruito alla fine degli anni ’20 e dall’esterno se ne intuisce l’atmosfera con le sue scritte a caratteri cubitali. Realizzato su progetto dell’architetto ungherese László Ede, entrando nell’edificio ci si affaccia su una doppia scalinata laterale con un lungo corridoio centrale a dividerla che conduce alla sala principale del teatro/cinema. Le altre sale cinematografiche sono invece al piano superiore. Appena varcato l’ingresso e volgendo il naso all’insù si scorge un soffitto altissimo tutto dorato che fa da sfondo ai vari cartelloni pubblicitari dei film e alle sagome di spiderman e altri supereroi cinematografici.

 

Il Grand Theatre è un multisala che può accogliere fino a 1500 persone e che dimostra di essere tuttora un gran cinema che emerge del via vai cittadino, sia per l’atmosfera, sia per il carattere moderno con cui si è saputo rinnovare. La programmazione ospita sia film di produzione cinese sia blockbuster hollywoodiani.
Entrare in questo luogo è sempre un po’ magico soprattutto con le sue scritte fuori sui pannelli illuminati e le porte vetrate enorme ad accogliere gli spettatori. Come resistere?
Nell’ultima domenica pomeriggio del Shanghai Int’l Film Festival alle ore 15.45, per il programma di cortometraggi, la sala da poco più di 100 posti era piena, e qualche spettatore è dovuto rimanere in piedi sulle scalinate .
Qui i tre cortometraggi che segnaliamo di quella domenica:
Tweet-tweet di Zhanna Bekmambetova (Russia): un uccellino ci ricorda come la vita sia un camminare continuamente in equilibrio su una fune sospesa in aria. Qualsiasi evento possa accadere nella nostra vita può rischiare di farci cadere e allora è importante mantenere quella leggerezza ed equilibrio che ci permettono di andare avanti nei momenti felici tanto quanto nelle avversità. Avanti finché ce n’è la possibilità. Ma se la fune finisce, si può tornare indietro?
White Sheep in the Cardi Min Xu e Diwen Tan (Cina): nonostante il clima torrido in cui si svolgono i fatti, mette i brividi pensare che sia tratto da una storia vera. Un uomo che non riesce a ripagare i debiti viene sepolto vivo dal suo strozzino in mezzo al deserto tra la Mongolia e lo Xinjiang, due regioni della Cina situate a nord/nord-ovest. Sotto il sole cocente l’uomo è spacciato, sennonché inaspettatamente arriva una pecora scappata dal furgone di un passante. All’inseguimento della pecora arriva anche il suo possessore e vedendo l’uomo semi sepolto gli propone di salvargli la vita in cambio di una ricompensa in denaro. L’uomo, indebitato e con la sabbia fino al collo, accetta la richiesta.
 Il pecoraio si offre di dargli un passaggio fino alla stazione di servizio successiva, e fa capire all’uomo che gliela avrebbe fatta pagare se non fosse stato ai patti. Nel tragitto in furgone, e con le pecore al seguito, i due uomini chiacchierano e finiscono per parlare dei figli: il pecoraro ha un figlio che dallo Xinjiang è riuscito a entrare alla Tsinghua, un’università prestigiosissima a Pechino e per la cui retta sta cercando di vendere le pecore. L’uomo indebitato fino al collo invece svela che suo figlio ha dovuto subire un’operazione solo pochi giorni prima e che ancora non sa se ce la farà. Nel furgone in mezzo al deserto, il film arriva a un punto di svolta quando il pecoraio riceve una chiamata: sul display del cellulare appare il nome dello strozzino. Il debitore allora ricollega tutto: la pecora nel deserto non è stata inviata dalla dea bendata.
One small step di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas (Cina/USA): una bambina, orfana di madre, vive con il padre calzolaio. La ragazzina sin da piccola nutre una passione per lo spazio, da grande, infatti, vorrebbe fare l’astronauta. Si impegna a fondo negli studi e nella preparazione fisica, ma dati gli scarsi risultati occorre che si impegni ancora di più. Il padre la supporta come può, rammendandole le scarpe e preparandole da mangiare, lei invece passa più tempo sui libri e piano piano trascorre meno tempo con il padre, il quale giorno dopo giorno invecchia. Finché, senza troppi preavvisi, anche per lui arriva il momento di lasciarla per sempre. La ragazzina ormai è una giovane donna e si ritrova completamente sola. Presa dallo sconforto e dalla rabbia per la piega che ha preso la sua vita, decide di accantonare il suo sogno che non le stava portando alcun risultato positivo. Proprio mentre mette via le cose di quando era piccola, ritrova un paio di scarponi da astronauta che le aveva confezionato il suo caro padre. A quel punto capisce che non tutto è perduto se la passione è sincera.
Di Clara Longhi