New York  omaggia “Ossessione” di Luchino Visconti un  capolavoro che quest’anno compie 75 anni. Il film viene proiettato nell’ambito di una retrospettiva del regista milanese al  prestigioso Lincoln Center composta da 14 film, tra cui la  versione restaurata di “Ludwig” e quella di “Ossessione”.
Il film viene proiettato nella versione integrale di poco più di 140 minuti, resa possibile grazie al ritrovamento di vari materiali. Fu presentato per la prima volta a Roma nel 1943 attirando l’immediato intervento della censura fascista a causa del suo contenuto trasgressivo per la morale dell’epoca, e che obbligò la produzione a pesanti tagli riducendone la durata a 93  minuti. Un evento importante per il  cinema , quindi, questo di New York  organizzato dall’Istituto  Luce – Cinecittà, che restituisce a spettatori e studiosi l’opera nella sua edizione integrale. Il film,che come è noto è ispirato al romanzo americano di James Cain “Il postino suona sempre due volte”,  fu ambientato da Luchino Visconti a Ferrara e nella bassa padana perché voleva farne il racconto di un certo tipo di società italiana rimasta intoccabile: il sottoproletariato della valle padana. Protagonista, infatti, è un operaio, un  vagabondo che  squattrinato e  senza una meta precisa vaga per l’Italia arrivando, intrufolandosi nel retro di un camion, in un’osteria di campagna nel Polesine dove diventa l’amante della giovane moglie dell’anziano padrone, per liberarsi del quale commettono un omicidio, simulando  un incidente d’auto. Sarà l’ossessione del loro passionale rapporto che si concluderà con la morte di lei sugli argini del Po.
Il grande fiume è un protagonista di rilievo nella vicenda, e rispondeva all’esigenza che un gruppo di intellettuali( Giuseppe De Santis, Mario Alicata, Gianni Puccini, Michelangelo Antonioni,Antonio Pietrangeli, tanto per citarne alcuni) espressa sulle pagine della rivista Cinema per un ritorno del cinema italiano, dominato  dai “telefoni bianchi” e dal cinema d’evasione, alla realtà del nostro paese. Ed il paesaggio, scelto come elemento fondamentale dentro cui i personaggi dovrebbero vivere, doveva essere  un elemento fondamentale della storia raccontata. Ma il senso di libertà e la riscoperta dell’Italia non fu capita ed il film, tagliato in un’edizione riveduta e corretta, fu bloccato molte  volte circolando a singhiozzo e con varie  polemiche, tanto che Mussolini, che lo vide in proiezione privata, intervenne dicendo che era meglio lasciarlo circolare. A dare il giusto valore al film  e sottolinearne il senso di novità nel cinema italiano, fu la critica cinematografica  partendo da un intervento del giovane Guido Aristarco, che in seguito divenne direttore della rivista “Cinema Nuovo” punto di riferimento per molti anni degli intellettuali italiani ma non solo, sulle pagine del “Corriere Padano” . Che ritenne il film, capostipite del neorealismo e Ferrara la città a cui deve la nascita. Un film, ancora oggi, considerato un pilastro del cinema, il cui valore culturale rimane  di grande spessore.
Di Paolo Micalizzi