“Il sogno è diventato realtà, ma chissà, magari quando mi sveglierò mi troverò ancora sotto quel tetto di lamiera”. Sono dichiarazioni di Marcello Fonte alla stampa dopo il trionfo al Festival di Cannes in cui ha ricevuto il Premio come miglior attore protagonista del film
“Dogman” di Matteo Garrone.
Ed il riferimento era alla sua vita ad Archi, un paesino alle porte di Reggio Calabria, dove lui viveva in una discarica insieme ad altri 8 fratelli ed ai genitori, sotto un tetto di lamiera.
E quando pioveva, la pioggia che entrava in “casa” gli sembrava fossero applausi. Un sogno perché lui amava lo spettacolo. Ma un sogno che al Festival di Cannes di quest’anno è diventato realtà. E gli auguriamo che duri moltissimo e non debba veramente ritrovarsi sotto quel tetto di lamiera.
Non lo merita, anche per la  vita faticosa fatta prima di arrivare al successo: una vita all’inseguimento di quel sogno. Si è arrangiato in tanti modi facendo tanti mestieri:  musicista di strada,  meccanico , eccetera, vivendo  in una cantina senza acqua né luce e senza bagno, pur di stare a Roma e lavorare nello spettacolo.
Dove poi  è diventato molto attivo sulla scena culturale romana  partecipando anche a occupazioni importanti compresa quella del Teatro Valle e diventando protagonista del film “Asino” da lui diretto insieme a Paolo Tripodi ed anche interpretandolo insieme a Luigi Lo Cascio, Maria Grazia Cucinotta, Lino Banfi. Un film, in fondo, autobiografico, che racconta la  vita di un ragazzo che ha nell’alveo di una fiumara il suo “regno magico” dove anche gli asini parlano e danno saggi consigli.
Vinse il primo premio nel 2015 al concorso Rivelazioni della Cineteca di Milano: meriterebbe di essere riscoperto dopo il successo al Festival di Cannes di Marcello Fonte. Matteo Garrone lo ha scelto  come protagonista del film “Dogman” vedendolo lavorare nella Compagnia di ex  detenuti Fort Apache, dove era entrato durante le prove di uno spettacolo al cinema Palazzo in cui   viveva da custode, per sostituire un attore che si  era sentito male e poi è morto.
Ed ora gli applausi di Cannes. Che lui ha dedicato al padre che ha mantenuto una famiglia arrangiandosi, ma anche alla madre che, al momento del suo trionfo, era ancora ignara di tutto. Gesti di un ragazzo semplice che riconosce nella famiglia i veri valori della vita.
di Paolo Micalizzi