Nel giro di pochissimi  giorni il Cinema Internazionale ha registrato la perdita di 4 protagonisti:  due Maestri e due “caratteristi” di rilievo che hanno disegnato personaggi singolari. I Maestri sono Milos Forman e Vittorio Taviani. Il regista cecoslovacco si impose con il Premio Oscar “Qualcuno volò sul nido del cuculo”(1975) che rese celebre anche un attore di grande talento come Jack Nicholson, anch’esso premiato con uno dei 5 Oscar conquistati dal film, nel ruolo dell’esagitato protagonista. Ma già  in patria, Milos Forman aveva rivelato il suo carattere autoriale con opere , maturate  nell’ambito della primavera praghese,  come “ L’asso di picche”(1964) che  disegna un ritratto della gioventù cecoslovacca degli anni Sessanta  e “Gli amori di una bionda”( 1965) una commedia satirica sugli amori e le illusioni giovanili che offre un ritratto di una generazione dai valori nuovi.
Film d’impegno sociale anche “Qualcuno volò sul nido del cuculo”  che denuncia la situazione allucinante in  un’istituzione manicomiale americana. Un’opera ambiziosa cui faranno seguito altre di grande impegno: il musical “Hair”( 1979) sulla cultura dei figli dei fiori anni Sessanta che inneggia alla pace ed al libero amore; ” Ragtime”(1981) sull’ America degli anni Venti  dilaniata dalle tensioni razziali. E  poi le grandi biografie, come “ Amadeus”( 1984)  nel quale l’intimismo s’intreccia con scene di grande impatto spettacolare e “Larry Flynt – Oltre lo scandalo” , ritratto di  un editore di una rivista scandalistica nei guai con la giustizia oppure. Opere che  veicolano l’intento del regista di mettere in evidenza le contraddizioni della società che li produce.
Un cinema, il suo, in cui si respira aria di libertà. Così come avviene con il cinema dei fratelli Taviani, che i film li hanno sempre pensati e diretti insieme, tranne l’ultimo “Una questione privata” (2017) , girato soltanto da Paolo perché Vittorio accusava  già il peso della malattia che lo avrebbe portato alla morte, ma che, ancora una volta, era ideato e  pensato insieme, tanto che appare con la firma di entrambi.  Un cinema di grande impegno civile e politico quello dei due fratelli Taviani, iniziata con il documentario “San Miniato, luglio ‘44” del 1954, diretto insieme a Valentino Orsini e sceneggiato con Cesare Zavattini, dove raccontano l’eccidio compiuto dai nazisti nel loro paese natio.
Lo hanno diretto con Valentino Orsini con il quale  gireranno nel 1963 il film “I fuorilegge del matrimonio” , teso a dimostrare la necessità della legge sul “piccolo divorzio”.  L’antifascismo e la libertà  sono  alla base del loro cinema sia documentaristico che a lungometraggio. Non si possono dimenticare film come “Un uomo da bruciare”( 1962) ispirato alla vita del sindacalista siciliano Salvatore Carnevale ucciso dalla mafia seguiti da altre opere d’impegno sociale e politico come  “I sovversivi”(1967), “Sotto il segno dello scorpione”(1969), “San Michele aveva un gallo”(1971),”Allonsanfan”( 1974), “La notte di San Lorenzo”(1982) e la “Palma d’oro” al Festival di Cannes del 1977 “Padre padrone” in cui narrano la lotta di un pastore sardo contro le regole di un mondo patriarcale. Il film è  tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Gavino Ledda, ed alla letteratura si ispirano anche opere come “Kaos”(1984), da Pirandello ,”Il sole anche di notte”(1990),  da un racconto di Tolstoj, “Le affinità elettive”(1996) dall’omonimo romanzo di Goethe, e “Tu ridi “(1998) con il quale ritornano a Pirandello. Altre poi le  opere realizzate  fino ad arrivare a “Cesare deve morire” (2012) con un interprete come Salvatore Striano, ex carcerato oggi, grazie a loro, scrittore e attore teatrale.
E proprio  questo  straordinario  protagonista del loro film nell’apprendere la scomparsa di Vittorio, mentre recitava a teatro, lo ha ricordato “ come un padre e lo ha ringraziato per averlo incoraggiato, sostenuto, tolto dall’etichetta di “criminale” che portava cucita addosso. Un uomo, ha aggiunto, al quale devo tutto.
E’ scomparso anche Roland Lee Ermey, il sergente di ferro  che lo spettatore cinematografico ricorda per la sua interpretazione in “Full Metal Jacket”(1987) di Stanley Kubrick.  Era l’addestratore dei giovani marines, appena reclutati per partire per il Vietnam. Un addestratore dai modi duri, anzi molto duri,  che apostrofava le reclute in maniera cinica ed inumana ,  indicandoli come  “luridissimi vermi”, “palla di lardo” e via insultando. Un personaggio difficilmente dimenticabile.
E’ uscita di scena anche Isabella Biagini che aveva partecipato anche a diverse commedie all’italiana, con un passato di svampita in tanti varietà televisivi  degli anni Sessanta e Settanta. Aveva partecipato anche a diverse commedie cinematografiche, Tra i film interpretati ,  “Amore all’italiana- I superdiabolici”(1966) con Walter Chiari e Raimondo Vianello  che ogni tanto viene riproposto in televisione.
Personaggi scomparsi che rendono il cinema sempre più povero  di Maestri e di singolari interpreti .
di Paolo Micalizzi