Il 2 aprile di cinquant’anni fa usciva nelle sale cinematografiche “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, un capolavoro del Cinema oltre che del cinema di fantascienza. Che sarà  festeggiato al prossimo Festival di Cannes dove sarà presentato nell’originale 70 millimetri ristampato per l’occasione. Un film di grande riflessione sul rapporto della civiltà tecnologica con il destino dell’umanità, questo di Kubrick, che ha realizzato  con questa rielaborazione di tre racconti di Arthur C. Clarke( La sentinella , scritto nel 1948,Encounter in  the  Dawn,1950 e Guardian Angel, 1950) la sua opera più ambiziosa, sperimentale e ricca di visionarietà. Che rimase, e continua a rimanere, un po’ incomprensibile dal pubblico che ne rimane comunque  affascinato, facendogli registrare in tutto il mondo un  incasso di oltre 190 milioni di dollari. Al centro della complessa trama, un monolite nero  misterioso usato dapprima come arma di offesa dall’ uomo- scimmia e rivisto poi  al termine del film, in una stanza settecentesca, sotto forma di feto che fino galleggia sopra  la terra  da un invecchiatissimo scienziato che  aveva compiuto con un’astronave un viaggio alla  volta di Giove con un altro astronauta e tre scienziati ibernati per scoprire cosa si nasconde dentro quest’oggetto. Un viaggio , dal quale solo lui sopravviverà, in un’astronave guidata dal sofisticatissimo computer Hal 900 che ad un certo punto si ribellerà causando la morte di tutti gli altri componenti.

Un film misterioso,  ma il mistero era comunque voluto nel  racconto dal suo autore, Clarke, che disse che se qualcuno ne avesse mai capito il senso, sarebbe stato un suo fallimento. Un film  in cui Stanley Kubrick congiunge un eccellente schema spettacolare ad alcune oscurità di simbolismo inaugurando l’era degli special effects.  Un  modo sofisticato di fare cinema che è sempre stato al centro dell’operato di  questo grande maestro statunitense sin  dal suo primo lungometraggio, “Il bacio dell’assassino”(1955) cui fa subito seguito nel 1956 “Rapina a mano armata” e nel 1957  “Orizzonti di gloria” , film antimilitarista ineguagliabile Nuove tecniche di ripresa danno poi forza a tanti  film della carriera prestigiosa di questo  grande regista  fino ad arrivare  all’applicazione di obiettivi fotografici a fortissima apertura, adattati alla cinepresa per “Barry Lyndon”(1975) o all’uso della steadicam per ”Shining”(1980). Il genio di Stanley Kubrick ci ha consegnato poi altre opere che si distinguono nel cinema  per la loro originalità: “Il dottor stranamore”(1964), “Arancia meccanica”(1971) ,”Full Metal Jacket”(1987) e “Eyes Wide Shut”(1999), suo ultimo film. Tutti film  di straordinaria visionarietà    realizzati con un linguaggio innovativo , come anche “ 2001: Odissea nello spazio” che ci si augura circoli nelle sale subito dopo Cannes.

di Paolo Micalizzi