Poesia sin Fin (2016) è la seconda parte dell’autobiografia di Alejandro Jodorowsky, incomincia dove si è interrotta La danza della realtà (2013), attraverso la quale l’autore ci racconta la sua infanzia. Non è semplicemente un’autobiografia, è una narrazione della genesi e dell’evoluzione dell’anima, della poesia e della creatività di Jodorowsky. Un cinema molto personale animato da creature fantastiche che ricordano i protagonisti dell’immaginario di Fellini con i clown, i giocolieri ed i nani. Ambientato a Santiago del Cile all’inizio degli anni cinquanta, si è proiettati all’interno di un caleidoscopio nel quale la fantasia, i personaggi e le storie si susseguono. Jodorowsky racconta le sue emozioni, il suo sentire più intimo e le persone che hanno fatto parte della sua vita. All’interno di questo vortice Alejandro adolescente scopre il suo destino la Poesia, in contrasto con il desiderio del padre, violento e tiranno, che lo vuole medico e della madre grottesca che si esprime attraverso il canto lirico. All’età di vent’anni, durante una riunione di famiglia, Alejandro afferra un’accetta ed inizia ad abbattere un albero in giardino. Un’azione reale, ma allo stesso tempo un’azione simbolica, la scelta di recidere il legame con il proprio albero genealogico. Da quel momento Alejandro è libero di vivere, di scoprirsi, di sperimentarsi. Ospitato in una comune di artisti avanguardisti, conoscerà grandi personaggi della letteratura latina americana come Stella Diaz, Nicanor Parra, Enrique Lihn. Incontri con uomini e donne straordinari ed esperienze al limite del reale che lo forgeranno, donandogli una personalità unica, coinvolgente e travolgente. Commoventi gli ingressi dell’autore in carne ed ossa nelle scene durante le quali abbraccia se stesso (gli attori che lo interpretano) prima bambino, poi adolescente ed infine adulto (magistralmente interpretato dal figlio Adan Jodorowsky). Abbracci di conforto, ma anche di riconciliazione e di ringraziamento nell’ultimo abbraccio finale con il padre prima di partire per la Francia, poichè la negazione dell’amore è stata la propulsione che lo ha guidato alla ricerca di esso.

 

di Francesca Di Pietrantonio