“Francesco, Francesco….” È il grido disperato di Pina, cioè Anna Magnani, la protagonista di “Roma città aperta”( 1945) di Roberto Rossellini. Lo emette , prima di essere stroncata da una raffica di mitra, inseguendo la camionetta dei tedeschi che avevano arrestato suo marito.

 

E’ una sequenza indimenticabile della Storia del Cinema che rimane ben impressa nella memoria dei cinefili, ma non solo.
Nannarella avrebbe compiuto in questi giorni centodieci anni (è nata a Roma  il 7 marzo 1908).
Una ricorrenza che perpetua la memoria di un’attrice insuperabile che ha dominato anche ad Hollywood dove ha conquistato nel 1956, ed è stata la prima attrice italiana ad ottenerlo, l’Oscar per il film “La rosa tatuata” di Daniel Mann interpretato insieme a Burt Lancaster, altro attore di razza. Ma ottenne anche una nomination per “Selvaggio è il vento”(1958) di George Cukor, con Anthony Franciosa ed Anthony Quinn.
Di grande rilievo  anche “L’onorevole Angelina”(1947) in cui è un’energica donna di borgata che lotta contro i soprusi e per questo viene eletta deputata di un nuovo partito: per gli intrighi dei politici finirà anche in prigione e delusa abbandonerà la carriera pubblica; “L’amore”( 1948) di Roberto Rossellini con i due episodi :“La voce  umana”, tratta da una pièce di Jean Cocteau, di grande intensità attoriale e “Il miracolo” su soggetto di Federico Fellini che ne è anche interprete nel ruolo di un uomo barbuto che la  ingenua pastora (la Magnani)  crede sia  San Giuseppe.
Insuperabile poi in “Bellissima”(1951) di Luchino Visconti dove riveste il ruolo della madre della bambina che lei spinge a farle fare un provino da Alessandro Blasetti per un film che doveva realizzare : ne riceve tante umiliazioni che alla fine, pur avendo avuto il provino un  esito positivo, lei rifiuta.
Un’interpretazione memorabile.  Ha interpretato anche Anita  nel film di  Goffredo Alessandrini, suo marito, “Camicie rosse” (1952) che la vede morire nella località Mandriole di Ravenna, mentre sono in fuga, braccati dagli Austriaci, verso Venezia.
E tanti altri film dove è stata interprete di rilievo: “Nella  città l’inferno”(1959) di Renato Castellani, una delle detenute delle Mantellate di Roma che forma un duo formidabile con Giulietta Masina; “Risate di gioia”(1960) di Mario Monicelli, in coppia con Totò, ed  anche qui la coppia è straordinaria. Anna Magnani è ineguagliabile  anche nel ruolo della madre di Ettore Garofalo in “Mamma Roma”(1962) di Pier Paolo Pasolini e in quella di se stessa
In “Roma”(1972) di Federico Fellini con il quale chiude la sua carriera di attrice: una scena celebre in cui lei incontrando davanti a casa sua il regista che la vuole intervistare, decisamente lo manda a letto dicendogli “ A Federì, ma va a dormi, va”.
Lasciandoci cosi un’altra testimonianza di quel carattere irriverente  e ironico che l’ha fatta  amare da milioni di spettatori. Non è da  dimenticare poi  la sua straordinaria attività prima nella Rivista che la fece già diventare popolare e poi  nel teatro di prosa.
Ma anche in televisione dove è stata interprete  di quattro storie per il regista Alfredo Giannetti. Molto opportunamente ritorna in  libreria in questi giorni un volume  di Matilde Hochkofler in cui viene ripercorsa la sua vita d’attrice, dall’infanzia difficile al debutto nella recitazione fino  all’Oscar.  Un’opera preziosa per riscoprire la grande Nannarella.

di Paolo Micalizzi