Treni strettamente sorvegliati (Ostře sledované vlaky) – 1966 – pellicola  B/N di 89 minuti – regia di Jiří Menzel, vincitore dell’Oscar (1968), come migliore film straniero, candidato ai Golden Globe (1967) e presentato fuori concorso nel 1967 al  Festival di Cannes.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo del 1965 dello scrittore ceco Bohumil Hrabal (1914-1997), compositore di numerose opere letterarie, che collaborò anche all’adattamento cinematografico.  In Italia il film è uscito con il tititolo “Quando l’amore va a scuola” o “Presto datemi una donna” (Classici esempi di italianismi scorretti e fuorvianti).  La pellicola è co-prodotta da Carlo Ponti.

 

Il film è ambientato nel 1945. Durante la fine della 2.a guerra mondiale, i tedeschi perdono il controllo dello spazio aereo sulle regioni ceche della Boemia e Moravia.  La storia si sviluppa nello spazio di una stazione ferroviaria, dove Miloš, un giovane ferroviere appena assunto s’innamora di Masha anche lei operante ferroviaria. Miloš è alle prese con le difficoltà del suo primo lavoro, ma soprattutto con la complessità di approccio amoroso nei confronti di Masha. Quando si presenta la sospirata occasione di fare l’amore con la ragazza, fallisce. Miloš non accetta e tenta il suicidio tagliandosi le vene, dentro la vasca da bagno di un bordello. Viene miracolosamente salvato e quindi poi riprende il lavoro in stazione. Ma il pensiero fisso è come conquistare fisicamente la ragazza, cercando consigli da tutte le persone che lo circondano. Il capo manovra Hubička, autentico rubacuori, dispensa al timido collega alcuni suggerimenti su come approcciare la ragazza, fino a spingerlo  sul divano del capo stazione, dove si consuma  finalmente il primo rapporto, grazie ad una esperta partigiana. Sembra tutto pronto per finalmente raggiungere il sogno.  Ma le priorità della guerra creano un ennesimo ostacolo.

 

La storia nel suo contesto drammatico, presenta molti spunti ironici e di pura comicità. Alcune trovate sono geniali, come i timbri stampati nelle gambe e nelle natiche della telegrafista, (Una scena che anticipa di gran lunga l’erotismo di nove settimane e mezzo), lo sviluppo fantozziano del processo nei confronti di Hubicka, Le turbe porno-esistenziali del Capo stazione, i consigli medici dello specialista, contro i disturbi di eiaculazione precoce, la rappresentazione dell’ impacciato Miloš, in stile Buster Keaton. Il tutto è mixato con ritmo ed alternanza, dove gli elementi rigidi della guerra e degli apparati politici si confronto con le regole quotidiane di convivenza, spesso surreale,  di una piccola comunità praghese. Il gioco sembra infantile e scontato, ma nulla è lasciato al caso e tutti i personaggi trovano una sistemazione congeniale all’interno di un quadro tinto in bianco e nero,  di fronte al quale lo spettatore si immedesima dall’inizio del film fino al tragico epilogo.  Quello che rimane è il sentimento di felicità dettato dal messaggio amoroso, un inno alla vita con in sottofondo lo slogan:” fate l’amore, non fate la guerra”
di Kastel