Monica Vitti, la grande musa di Michelangelo Antonioni e la regina della commedia italiana, nel 2018 compie 87 anni. Una mostra, dal titolo “Dolce Vitti”, allestita a Roma fino al 10 giugno nel Complesso dei Dioscuri, racconta l’attrice in tutti i suoi volti artistici, dai primi anni della formazione al teatro, dal doppiaggio al cinema con fotografie provenienti da archivi pubblici e privati, installazioni audio e video, filmati d’archivio e brani autobiografici, testimonianze e proiezioni di film.
Una mostra opportuna per riportare alla ribalta un’attrice che una malattia degenerativa l’ha allontanata da anni dal pubblico. L’ultima sua apparizione, annotano le biografie, risale al 2002, durante la prima, a Roma, del musical “Notre-Dame de Paris”, mentre l’ultimo suo film è “Scandalo segreto” del 1990 dove esordisce come regista.
Un film originale, tutto in soggettiva dal punto di vista di una telecamera che ha cambiato la vita della protagonista Margherita perché essa rivelerà non solo il tradimento del marito con la sua migliore amica ma anche la desolazione della propria esistenza.
La notorietà la deve a Michelangelo Antonioni, di cui, all’inizio, è stata la musa di alcuni suoi film: “L’avventura” (1960), “La notte” (1961), “L’eclisse” (1962) “Il deserto rosso” (1964). Ebbi il grande piacere di conoscerla proprio in occasione della realizzazione di quest’ultimo film. Quando da Reggio Calabria mi sono trasferito, per ragioni di lavoro, a Ferrara, da appassionato di cinema contattai, dopo averne accertato l’esistenza, il Cineclub Fedic Ferrara e il Cineforum ferrarese, ma anche Guido Fink di cui ricordavo d’avere lette alcune sue lettere sulla rivista “Cinema Nuovo” diretta da Guido Aristarco che regolarmente leggevo nella mia città natia.
Fu proprio con Fink, e con il Presidente dei due sodalizi ferraresi Fabio Medini, dei quali ero diventato amico, che nel 1964 mi recai a Ravenna dove il ferrarese Michelangelo Antonioni stava girando “Il deserto rosso”.
Lo incontrammo in albergo e, insieme al regista, vi era anche Monica Vitti, che già allora era legata a lui anche sentimentalmente. La sua, per me che al cinema l’avevo sempre ammirata in quei film del regista ferrarese, fu una vera emozione e un   piacevole ricordo. Continuai ad apprezzarla anche quando cambiò registro diventando una grande protagonista della commedia comico-brillante.
Esemplari, in questo senso, sono “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli dove riveste il ruolo di una donna siciliana, molto legata alle tradizioni, che si fa rapire da un paesano (Carlo Giuffrè) perché spera in un matrimonio riparatore, e che abbandonata poi da lui, perché, spaventato fugge in Inghilterra ,lo segue armata di pistola per vendicare il suo onore, ma finirà sposa ad un medico inglese.
Oppure “Dramma della gelosia- Tutti i particolari in cronaca” (1970) con Giancarlo Giannini e tanti altri tra cui alcuni con Alberto Sordi con cui forma una delle coppie più amate del cinema italiano:”Amore mio aiutami”(1969), “Polvere di stelle”(1973) e “Io so che tu sai che io so”(1982), soprattutto.
Il cinema l’ha premiata con molti ambiti riconoscimenti, “Nastri d’Argento” e “David di Donatello, ed anche come miglior attrice al Festival di Berlino per “Flirt” (1983) del marito Roberto Russo, fotografo e regista, che l’ha diretta anche in “Francesca è mia”( 1986).
Nella carriera artistica di Monica Vitti anche un’intensa e qualificata attività in teatro ed in televisione.
La sua, alla Mostra del Cinema era una presenza frequente, premiata con molta simpatia quando la si incontrava. io stesso l’ho vista più volte all’Hotel Excelsior. Peccato, ma non solo per me, non poterla vedere ancora, vista la situazione in cui si trova.
Ci rimangono, grazie a quel moderno Cineforum, anche senza dibattito, che è la televisione, la visione di alcuni suoi film: da cercare nella programmazione e non perderli.
di Paolo Micalizzi