Dal “Leone d’Oro” della Mostra di Venezia all’Oscar, anzi ai quattro Oscar, per  il regista messicano Guillermo Del Toro. Che si conferma cosi  il vincitore dell’ultima stagione cinematografica perché oltre all’Oscar per il miglior film ha vinto anche quello per la migliore regia. Riconoscimenti che confermano le grandi qualità di questo regista che si era fatto già apprezzare per le sue storie visionarie e che con “Il labirinto del fauno”(2006) aveva vinto ben tre Oscar. “La forma dell’acqua” ha anche il merito di aver portato all’Oscar anche lo scenografo Shane Vieau e il compositore della colonna sonora originale Alexander  Desplat. Avevamo già apprezzato questo film  quando è stato presentato alla 74.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Opinione confermata anche dopo la visione nelle sale cinematografiche. Il nostro giudizio positivo scaturisce dal fatto  che si tratta di un film che affronta un tema politico, quello della Guerra fredda, attraverso la fantasia, coinvolgendo appieno lo spettatore nella storia, ambientata in un laboratorio segreto dove la muta e mite Sally entra in contatto, innamorandesene, con una creatura misteriosa, metà uomo e metà pesce incatenato in una piscina per esperimenti, un “mostro della laguna” capace di emozioni umane. E lo preferivamo a “Tre manifesti  a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh perché pur essendo un film di denuncia , raccontato sotto forma di noir, della violenza in  America, era pieno di situazioni stereotipate. Lodandone invece la superba interpretazione della sessantenne  Frances McDormand, riconosciuta poi  con l’Oscar come miglior attrice: premiato giustamente anche Sam Rockwell come miglior attore non protagonista, il violento poliziotto. Ed a proposito di attori, non si può non condividere il premio come miglior attore protagonista a Gary Oldman, straordinario nel ruolo di Winston Churchill nel film “ L’ora più buia” di  JoeWright  che anticipa la storia poi narrata in”Dunkirk”(che all’Oscar è stato premiato per il  miglior montaggio di Lee Smith), cioè come su sua strategia e decisione furono salvati  oltre 338.000 soldati  Inglesi accerchiati nella spiaggia di Dunkerque, in Francia. Un Oscar anche per l‘Italia grazie al film di Luca Guadagnino “Chiamami col tuo nome”, non per  il film ma per la sceneggiatura non originale assegnata a James Ivory che ha adattato il romanzo di André Aciman. Una firma eccellente quella del regista statunitense ,autore di  film di successo, ispirati a romanzi  di noti scrittori come E.M. Forster, per esempio, che gli ha offerto la base per “Camera con vista”(1986) girato a Firenze, ma anche “Maurice”(1987) e “ Casa Howard” (1992).  Premiati anche , come miglior film straniero, “Una donna fantastica” del cileno Sebastian Lelio , film che porta in scena una transgender( ben interpretata da Daniela Vega) e “Coco”, un nuovo film d’animazione della Pixar. Dispiace, soprattutto, la sconfitta del film  “Il filo nascosto” di Paul Thomas Anderson che aveva ottenuto 6 nomination ed è stato accontentato con l’Oscar a Mark Bridges per i migliori costumi. Una storia, quella di Anderson, con uno straordinario Daniel  Day-Lewis, incentrata su uno stilista al centro della moda britannica che verrà distrutto dall’amore. Una vicenda raccontata in modo molto crudo, che va direttamente al nocciolo del suo significato. Gli Oscar di quest’anno  hanno rivelato un’aria di rinnovamento in  seno all’Academy , con un  cinema messicano che  ha fatto da padrone.

di Paolo Micalizzi