Un moderno Ulisse, Folco Quilici. E’ questa una delle definizioni più appropriate per caratterizzare la figura di questo grande uomo di cultura del Novecento che la rivista Forbes nel 2006 inserì tra le cento firme più influenti del mondo grazie ai suoi film e ai suoi libri sull’ambiente e sulle culture. Folco Quilici, nato a Ferrara il 9 aprile del 1930 e scomparso il 24 febbraio, a quasi 88 anni, all’ospedale di Orvieto è stato un grande viaggiatore che per oltre sessant’anni ci ha portati alla scoperta di mondi ignoti e di civiltà sconosciute. Può essere senz’altro considerato il maggior specialista mondiale di film (cinema e televisione) di viaggio; ma ci ha anche consegnato numerosi reportage attraverso libri, fotografie, articoli. Un regista e scrittore di fama mondiale come è sottolineato dalle motivazioni dei numerosi premi a lui attribuiti per il complesso della sua attività in cui è evidenziata l’inestimabile opera di studioso e artista svolta in campo antropologico ed etnografico. Un impegno professionale quello di Folco Quilici che va da opere che hanno al centro della narrazione il mare ad altre di divulgazione storica. Sono due direttrici che l’hanno accompagnato durante la sua carriera: raccontare del mare, degli oceani delle loro genti per il grande schermo e nei suoi libri; far vivere, comprendere e far comprendere momenti epici, corali, della storia dell’uomo per la televisione. Film, opere televisive, libri, nascevano da studi seri su libri di storia o etnografici, racconti e romanzi e su esperienze dirette. Avvalendosi della consulenza di prestigiosi esperti: intensa è stata, in particolare, la collaborazione dello storico Fernand Braudel. Con lui Folco Quilici ha realizzato per la televisione 13 film sul Mediterraneo e 8 sull’Uomo Europeo. Ma di grande rilievo culturale sono anche le altre opere televisive e l’attività di documentarista che registra la realizzazione di oltre 300 documentari. Tra cui 14 opere dal titolo “L’Italia vista dal cielo” in cui figurano anche “Emilia Romagna –Marche” del 1968 e ”Toscana” che  nel 1971 gli valse  la nomination all’Oscar. Opere, alle quali hanno collaborato per il commento parlato prestigiosi scrittori come, tanto per citarne alcuni, come Calvino, Sciascia, Piovene, Silone, Soldati. Folco Quilici ci lascia 8 film (da “Sesto continente” del 1954 a “Cacciatori di navi” del 1991: l’ultimo suo lavoro è un docu-film del 2015 dal titolo ”Animali nella grande guerra”)  e  tanti romanzi, oltre a centinaia di articoli . Un’intensa attività che lo renderà ancora vivo nella memoria di tantissime persone che l’hanno sempre apprezzato e stimato.  Un narratore di terra e di mare ineguagliabile.

di Paolo Micalizzi