The Orville, la nuova serie tv del brillante Seth MacFarlane sembra già ben avviata verso la buona strada (rinnovata per la seconda stagione negli U.S.A.), ma è così bella?

Il creatore dei Griffin, American Dad e del pestifero Ted riscrive in chiave comica le avventure dell’equipaggio di Star Trek: in un prossimo futuro, umani ed alieni cooperano per esplorare e civilizzare lo spazio,  coesistendo con le loro differenze ed i loro considerevoli difetti, trovando modo di fare dello spirito anche quando sono sotto attacco di una nave nemica.
A favore di MacFarlane si può parlare di un’ambientazione ben studiata: il secondo ufficiale è l’alieno Bortus, ligio nel dovere, emotivamente distaccato e fiero soldato, che ricorda il Worf di “Next Generation”, poi l’androide Isaac, una forma di vita artificiale, servile e loquace, molto simile a C3PO, e l’ingegnere capo ricorda l’impacciato Simon Pegg della nuova saga cinematografica di Star Trek, ma interpretato in questo caso da Larry Joe Campbell (Andy di “La vita secondo Jim”); gli elementi comici non mancano e chi si aspetta demenza non resterà deluso, sfortunatamente, quello che MacFarlane propone è già stato visto e più che fare della commedia sembra che “The Orville” debba fare della satira politica, infatti i principali antagonisti sono i Krill, orribili alieni che uccidono a più non posso nel nome di un feroce estremismo religioso, e non sono i soli, per non parlare di quelli che praticano una sorta di infibulazione/terapia transgender e gli alieni razzisti e schiavisti; insomma, se lo scopo delle altre serie fantascientifiche era di insegnare ad accettare le differenze, lo scopo di questa sembra sia di criticare i difetti della società contemporanea, dove il Capitano Mercer risolve la situazione dimostrandosi più capace di quello che sembra (allarme narcisismo).
In conclusione “The Orville” aiuta a passare bene la serata, ma per parlare di “nuova serie evento” forse dovremo aspettare la prossima stagione e sperare in una commedia meno polemica.
di Luca Fabbri