The Post
Di Steven Spielberg
Stati Uniti, 2018, 118’
Il grande artigiano, che si è assunto il compito di parlare ai suoi conterranei con pellicole sempre attente a eventi significativi per la storia del paese, non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di entrare nello scoraggiante mondo dell’informazione attuale,  reso sempre meno credibile dall’invasione delle fake news. E’solo grazie a un montaggio rapido e efficace che il film si salva, venendo meno la narrazione, troppo prevedibile e dominata dalla parola piuttosto che dall’immagine.  E’ vero che il regista ha alle spalle pezzi da novanta   come  Orson Welles e Alan J. Pakula che hanno diretto  sull’argomento film che  hanno fatto  la storia  del cinema,  ma qualcosa in più sul piano dell’invenzione creativa  poteva fare. Non c’è un sussulto che risvegli l’attenzione e il coinvolgimento.
Una Meryl Streep, doppiata in modo impietoso, si muove come una diva della Hollywood anni Trenta all’interno della sua dimora principesca,  straziata dal dubbio di cui già si sa l’esito.  Più credibile sarebbe stata vederla con un abitino sobrio ancorché firmato all’interno della redazione del Post con in suoi fedeli collaboratori    Prevale naturalmente  lo spirito indomito dell’America migliore  e il finale ,  eccessivamente sbrigativo,   recupera   l’esultanza da arrivano i nostri . Tom Hanks non è pervenuto.
Le cronache scrivono di uno   Spielberg distratto  perché impegnato in altre riprese e si vede. Peccato.
di Silvana  Lollini