E’ dai tempi di The Commitments (Alan Parker, 1991) che il mondo del cinema si interroga sullo stile di vita delle rockstar, jazzisti, popstar. Resta famoso il dialogo sulle cause di morte delle rockstar under 27, che si sviluppa all’interno della band,periferia di Dublino:
“Non è così che morì quel tizio degli AC/DC?”
“No, affogò nel vomito”
“Morirono così in molti: Keith Moon, Jimi Hendrix, Brian Jones”
“No! Lui affogò”
“Davvero?”
“Già”
“Mama Cass?”
“Vomito”
Ma non fu un attacco di cuore?”
No” 
Un dialogo all’altezza dei Blues Brothers.
Altri film testimoniano la vita debosciata e autolesionista di grandi musicisti, soprattutto rock e jazz, tra cui diversi capolavori: Bird  (Clint Eastwood, 1988)
su Charlie Parker,  Round Midnight(1986, Bertrand Tavernier) su Bud Powell e Alan Parker, Walk  the Line (2005, James Mangold), su Johnny Cash, Dietro i candelabri (Steven Soderberg, 2013), sulla popstar Liberace, mentre una serie recente, Vinyl, si esercita sullo stile di vita delle rockstar anni settanta.
Uno studio Australiano del 2014 condotto da Diana Kenny su 12.665 rockstar vissute dal 1950 al 2014 ha finalmente chiarito che essere dediti al Sex, Drugs and Rock & Roll riduce la speranza di vita di circa 25 anni.
Neanche le Nazionali senza filtro sono arrivate a tanto.
Diana Kenny si è spinta oltre ogni limite e ha tracciato due grafici assolutamente sensazionali

 

Come si può vedere dalla figura il Blues è pieno di vecchiacci in grado di campare anche oltre i 65 anni, la mia teoria però è che questo dato è purtroppo alterato da un fattore (oltre a B.B. King: 90 anni, diabete che alza drasticamente la media) e cioè tutti i bluesman che hanno esercitato la professione dal 1950 al 1970 circa: sicuramente girava roba buona già allora ma in fondo lo stile di vita Rock si è affermato solo da metà fine anni ’60. Infatti le cause di morte principali sono attacchi di cuore e tumori, come la popolazione generale. Inoltre diciamocelo: il Blues, genere splendido ma molto limitato, ormai è sul viale del tramonto e i pochi ancora ingrado di dire qualcosa che non sia “Oh ho perso il mio amore sulle rive del Mississipi” o “Mi hai spezzato il cuore e non so come riprendermi” si contano sulle dita di una mano quindi il solidissimo dato non si sposterà più.
Il Jazz è una storia a parte: partito decisamente male con Bix Beiderbecke (alcol, 28 anni), Chick Webb (postumi di intervento chirurgico, 34 anni), Glenn Miller (caduto nella Manica durante la seconda guerra mondiale, 40 anni) e Charlie Parker (ha sperimentato ogni tipo di sostanza esistente al mondo, 35 anni) si è decisamente ripreso negli anni forse a causa della estrema perizia tecnica richiesta. Non è certo il genere che si può suonare salendo sul palco ubriachi fradici e strafatti davanti a una platea di noiosi uomini in giacca che, peccato mortale, stanno seduti. Solo Charlie Parker e Miles Davis potevano farcela. Inoltre da una fase iniziale di musica suonata in localacci schifosi seminterrati ormai è diventato un genere da nordici: degli Svensonn, Gustavson e Heidenberger qualsiasi. Laureati matematici professionisti delle 7 note di salute ferrea e dotati di sistemi sanitari efficientissimi. Cause di morte principali anche qui cuore e tumori.
Scendendo al pop già notiamo una speranza di vita di 55 anni ma è il Rock il vero disastro: 47 anni più o meno. Causa di morte principale: morte accidentale.
E come sempre è colpa o dei Beatles, per i fan dei Rolling Stones, o dei Rolling Stones per i fan dei Beatles:
Teoria dei Rollingstonesiani: tutta colpa dei Beatles in India, diciamocelo: sono partiti, sono stati là, sono tornati e hanno rovinato tutto. Hanno importato droghe che ti facevano vedere Shiva, santoni vestiti di bianco che ti spiegavano il senso della vita e soprattutto orrenda musica. Se non morivi per le droghe sentivi quegli orribili sitar accompagnati dalla batteria e ti veniva un colpo.
Teoria dei Beatlesiani: i Rolling Stones hanno spinto oltre ogni limite lo stile di vita delle rockstar: droga, alcol e sesso. Meraviglioso. Imitiamolo tutti! Risultato: in migliaia sono caduti nell’ardua impresa dell’imitazione, perfino George Harrison! Solo Clapton e i Led Zeppelin ci sono riusciti.
Keith Richards, Mick Jagger, Charlie Watts e Ronnie Wood al termine di questa impressionante spirale di perdizione hanno collezionato due cancri, una emorragia cerebrale, epatiti C come raffreddori e ricoveri ricorrenti per overdose o abuso alcolico. Niente.
Al DNA non si comanda.
Commentiamo infine brevemente Punk e Metal, Rap e Hip-Hop: la musica è talmente demenziale che si può tranquillamente salire sul palco in qualsiasi condizione ed essere considerati Dio. Risultato: meno di quarant’anni di media di vita e tre generi su quattro praticamente estinti.
Forse non è solo la roba che ti fai, quella conta molto, forse è anche quello che suoni.
di Jack the Fripper