La nuova fiction dedicata all’assassinio di Gianni Versace è il secondo capitolo del trittico American Crime Story, una serie della FOX che ha visto già una prima parte dedicata a O. J. Simpson, mentre la terza si occuperà dell’uragano Katrina.
La prima puntata prende il via dagli ultimi minuti della vita di Versace, la sua passeggiata fino all’edicola ed il ritorno a casa,  dove cadrà sulle scale ferito a morte da diversi colpi di pistola.  Segue la fuga dell’assassino, Andrew Cunanan , un serial killer abilissimo nel far perdere le proprie tracce.
Proprio su  Cunanan e sulla sua personalità si sviluppa gran parte della puntata, a partire  da un incontro avvenuto qualche anno prima a San Francisco, in occasione della messa in scena di Capriccio, un’opera di Richard Strauss per la quale Gianni Versace aveva disegnato i costumi.
Il racconto è faticoso, pieno di flashback, stacchi, luoghi comuni narrativi come la sequenza dell’arrivo di Versace al pronto soccorso, ologramma di un qualunque episodio di ER. Inutilmente sgradevole nella ricostruzione, malfatta, del volto straziato  dai proiettili.  E comunque meglio lo stantio del pensiero creativo: l’inquadratura del piccione bianco morto sdraiato nella sua vaschetta di metallo accanto al cadavere di Versace sul tavolo settorio è un’alzata di ingegno che va ben oltre il ridicolo.
Tutto è cliché, tutto è banale, da una Miami incerta tra colori saturi e colori sbiaditi (mai lasciarla com’è), alle inquadrature rossonere  dei locali gay di San Francisco, claustrofobici e affollati, al contorno musicale a base di strazianti melodie italianissime, Albinoni e Bellini.
L’incontro tra il millantatore Cunanan e il suo idolo avviene sul palcoscenico dell’Opera di San Francisco, a spettacolo finito e teatro vuoto, ma con tutte le luci accese.  Versace serve champagne a Cunanan, malvestito e inadatto in  un completo chiaro preso in prestito che gli cade male.  E’ una scena imbarazzante, a meno che la si voglia vedere come una proiezione fantastica della mente dell’assassino, che in fondo era un bugiardo dalla fantasia fervida.
I costumisti si sono lamentati del budget scarso che non ha  permesso di trovare tutti i Versace dell’epoca che servivano per la ricostruzione.  Ma un Versace vero si è visto, nell’unica scena degna di interesse, quella in cui lo stilista sistema addosso alla cantante l’abito per la Contessa di Capriccio, un capolavoro di architettura, stoffe e ricami, una bellezza non riproducibile.
Alcune star sono impegnate nella fiction: Ricky Martin nella parte di Antonio d’Amico, storico compagno di Versace e Penelope Cruz, nel ruolo di Donatella Versace, con scarso valore aggiunto all’economia della serie.
di Daniela Goldoni