Cine-panettone d’autore, godevolissimo da ingurgitare e metabolizzare durante le feste rimanendo con vaghi ricordi dopo l’epifania. In linea con il gradimento televisivo degli Italiani ritroviamo il giallo che appaga le menti investigative, la scena di sesso tra sconosciuti (se 50sfumature ha incassi da capogiro ci sarà un perché!) ed il documentarismo alla Alberto Angela. Anche i voraci di talent hanno la loro fetta: la calda e ammaliante voce di Arisa ci accompagna per buona parte della colonna sonora riecheggiando con melodia e testo la stra-nota mexicana “Besame mucho”. Infine una strizzatina d’occhio ai cinefili con le ipnotiche immagini della scala di palazzo Mannajuolo di Polanskiana memoria e le Sorrentiniane passeggiate notturne per la città.

E’ un eccesso di canditi e frutta secca che per quanto deliziosi non sono impasto lievitato. Nell’ultimo film diretto da Ozpetek, difatti abbondano dettagli macchinosi, tesserine di un puzzle che tornano alla mente dello spettatore subito dopo la visione al solo scopo di ricomporre la fotografia che…. verrà dimenticata in cantina: <>.

E’ un’occasione perduta, sprecata e sporcata da uno sguardo estremamente provincialistico e retrò. Sarebbe potuta essere una storia molto bella e profonda oltre che universale. Narra del dramma della perdita, della potenza del trauma infantile che condiziona, a nostra insaputa, l’intera esistenza; della vulnerabilità e precarietà dell’essere umano e delle sue disperatissime difese mentali issate di fronte a drammi intollerabili.  Poco efficace e credibile la recitazione dei due protagonisti, eccellente quella degli attori non protagonisti (Peppe Barra, Anna Bonaiuto e Luisa Ranieri).
Il sincretismo tra storia antica, legenda, paganesimo e religione, non ve ne abbiate a male, ma non è l’unicità di Napoli.
Basta passeggiare un pomeriggio assolato nella piazza del Pelourinho di Salvador de Bahia o tra le strade di la Habana per respirare salsedine, dolci melodie e nebulosità di culti, intrigo e mistero.
di Rosa P. Sant’Angelo