Alzi la mano chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, che per qualche motivo il suo esame di maturità (o Esame di Stato, come da nuova nomenclatura) fosse stato invalidato e si dovesse tornare a sostenerlo per riottenere il diploma. Immaginiamo che le mani alzate siano davvero poche. E ricordiamo che questo è l’incipit che dà il via alla trama di un film uscito nel 2011, Immaturi, diretto da Paolo Genovese e vincitore di molti premi. Un successo immediato, che ha dato notorietà al regista e portato anche a un sequel, Immaturi 2.

Da quel lungometraggio nasce oggi una serie tv, il cui primo episodio è stato trasmesso lo scorso venerdìda Canale 5. Genovese resta presente come direttore artistico del progetto seriale, ma dietro la macchina da presa viene chiamato Rolando Ravello, attore (soprattutto) teatrale e, soprattutto, sodale alla sceneggiatura in molti film di Genovese (tra cui, ad esempio, il bellissimo Perfetti sconosciuti, vincitore di un David di Donatello, oltre che al miglior film, proprio anche per la sceneggiatura). Parte del cast resta invariato rispetto al primo lungometraggio: confermata la coppia Luca&Paolo; Ricky Memphis continua a prestare il suo volto al personaggio dell’agente immobiliare Lorenzo, portando con sé i propri “genitori”, i bravissimi Maurizio Mattioli e Giovanna Ralli (e troppo spesso ingiustamente relegati a ruoli di comprimari), e Michele La Ginestra, il compagno di classe diventato nel frattempo prete.  Per il resto, nuovi attori sostituiscono quelli cinematografici, tra cui si segnalano soprattutto la frenetica verve di Sabrina Impacciatore, qui nel ruolo di una di quelli che deve risostenere l’esame e che si ritrova in classe con la figlia diciottenne, Nicole Grimaudo, la brava Ilaria Spada e (in attesa di vederlo nella seconda puntata, in onda venerdì 19) l’affascinante e sempre più volto noto della fiction italiana Daniele Liotti.

Purtroppo ci duole constatare che l’originalità percepita nel corso della visione della versione cinematografica di Immaturi, che aveva saputo interpretare il nostro incubo di dover tornare sui banchi di scuola in modo ironico e sagace, con battute che resteranno nella nostra memoria (come quando, rispondendo al suo professore di filosofia, Lorenzo dice “Cos’è la filosofia? E’ sapere che questo momento non lo rivivrai più”), si perde nella serie. Il primo episodio si riduce a un racconto esageratamente diluito di ciò che nel film si era stati in grado di raccontare in massimo 10 minuti. Il risultato, per chi almeno aveva già visto il film, è una sensazione non solo di già visto, ma anche di noia, che ci porta a non apprezzare le scene che si susseguono. Non aiutano, indubbiamente, il fatto che la prima serata sulla rete ammiraglia Mediaset è iniziata alla 21.40 e nemmeno le continue pause pubblicitarie. Che hanno portato la puntata a finire poco prima della mezzanotte. Lasciando un senso di incompleto e, allo stesso tempo, di delusione.
di Joana Fresu de Azevedo