Titolo originale Three Bilboards outside Ebbing-Missouri
USA/UK-2017
Regia : Martin McDonagh    Con: Frances McDormand, Woody Harrelson, Sam Rockwell,  Abbie Cornish

Amo tutti coloro che volendo raccontare qualcosa sotto qualsiasi forma lo fanno   prescindendo dall’esistente e innovandolo, così come ha fatto il regista McDonagh con il suo Tre manifesti a Ebbing, Missouri.     Una sceneggiatura di ferro, senza inutili preamboli, ci proietta nella storia con una intensità e una immediatezza che non perde mai di   tensione.
La struggente melodia di The Last Rose of Summer, nei titoli di testa, è quanto di più ingannevole si possa immaginare e viene immediatamente contraddetta  dallo  strazio sopportato dalla protagonista Mildred.
Ambientata nel Missouri, terra di immensi spazi dove la solitudine e le leggi della sopravvivenza hanno privilegiato la mitologia del crimine e l’apologia della brutalità,  domina  ancora oggi la difficoltà di adeguarsi a comportamenti meno violenti anche se   regolamentati  dai principi di una costituzione che, tuttavia, rimane ancora estranea alla sensibilità e alla  convivenza degli abitanti.
A Mildred, una splendida  Frances McDormand,   hanno assassinato  la  figlia  stuprandola  mentre moriva. Il colpevole non è mai stato trovato anche se la polizia ha fatto adeguate indagini.
Da qui si dipana una storia di quelle che hanno un inizio, uno svolgimento e una fine    senza cedimenti, senza sbavature, senza vie di fuga.

Una storia che fa del Missouri la metafora dell’America di oggi, ma non dispera di credere in una America più matura, con personaggi che perdono la loro iniziale staticità alla John Wayne  e  che, nel progredire  degli eventi, si sfumano e recuperano un’umanità  fino  ad allora impedita:  basta creare  una opportunità.  Alcuni diventano buoni. Come si fa a diventare migliori? Il regista non americano apporta la sua sensibilità anglo-irlandese e con dettagli inusitati rende credibile il cambiamento sfuggendo la facile  retorica.

Il finale si presta a una    lettura ambigua, fatto inusuale per il pubblico americano, meno per quello europeo, più sensibile al dubbio. E comunque l’interpretazione corretta è quella che ognuno di noi vorrà dare  nel rispetto del proprie convinzioni e  delle proprie speranze.
di Silvana Lollini