The Darkest Hour
UK 2017 – 114′
  • Data di uscita: 15 gen 2018 (Italia) · 12 gen 2018 (Regno Unito)

Quanto ancora il pubblico potrà sopportare la sfilza di film in costume e biopic al limite della fantapolitica che il cinema sta propinando loro? Dopo il capolavoro di Dunkirk di Christopher Nolan sarà ancora possibile parlare di vicende legate alla Seconda Guerra Mondiale, ai suoi protagonisti e alle sue battaglie o tutto sembrerà ormai scontato, al limite dell’immaturità cinematografica? Finché ci verranno regalati film come The Darkest Hour, girati da esperti del genere come Joe Wright (regista di Espiazione, Orgoglio e pregiudizio, Anna Karenina, per capirci), con performance attoriali come quelle di Gary Oldman, questo filone potrà avere lunga vita. Presentato in anteprima al Torino Film Festival 2017, L’ora più buia non può certo essere definito un capolavoro: troppi i film del passato su Winston Churchill, troppe le imprecisioni storiche nella trama, troppo in ombra i personaggi comprimari, troppo lento, nonostante abbia diversi guizzi ironici, tanto da far sembrare il primo ministro britannico un simpatico burlone che cattura le risate del pubblico in sala. Ma ci si avvicina. E il merito è di Gary Oldman.

Reso quasi irriconoscibile da un trucco magistrale (che però ci lascia intravedere quegli occhi di ghiaccio che ci avevano conquistato con il suo Dracula), un livello così alto di immedesimazione con il personaggio da farci credere che possa essere stato doppiato dal vero Churchill e che sicuramente di lui ne abbia studiato ogni particolare, ogni movimento, ogni tic ed espressione. È la bravura, innegabile, di Churchill a tenerci incollati alla poltrona, a farci desiderare di poter condividere con lui uno dei (tanti) drink che beve durante il film (in una scena, Re Giorgio VI chiede a Churchill come faccia a bere tutto il giorno; la sua risposta rende l’idea della quantità di bicchieri riempiti nei 114 minuti del film: “Allenamento”), a farcelo stare simpatico nonostante la Storia ce ne abbia tramandato un’immagine burbera e dispotica.

L’ora più buia verrà ricordato per questa sua magistrale interpretazione, per l’essere (di nuovo) riuscito a calarsi perfettamente nel personaggio, conferendogli una modernità che, fermandosi al livello della sceneggiatura, altrimenti non avrebbe avuto. E per una scena, la sola che ci dà realmente il senso del potere acquisito in Inghilterra (e in Europa) durante quelle prime, tragiche ore del suo mandato. Winston Churchill sta entrando in Parlamento per l’ennesimo incontro tra urla laburista e coltellate alle spalle del suo partito conservatore. Sopra di lui passa un aereo, che lui guarda accerchiandolo con la mano. L’aereo a fuoco, il resto dell’immagine annebbiata. Churchill tiene in mano il destino l’Europa da quel momento. Oldman quello del pubblico fino ai titoli di coda.

di Joana Fresu de Azevedo